Domenico Calabretto, 52 anni ha rotto il silenzio davanti al gip del Tribunale di Brindisi, confessando di aver commesso il furto ma negando ogni coinvolgimento nella successiva “spedizione punitiva”. L’uomo ha detto di aver rubato solo qualche patata, ma di non averne saputo nulla del tentato omicidio successivo. Lo stesso dicasi per la compagna di origini cubane Yuleidy Mendelez, di 44 anni. Gli altri due indagati si sono avvalsi, invece, della facoltà di non rispondere.
Calabretto e gli altri presunti complici – compreso suo figlio Daniele – sono comparsi davanti alla gip Vilma Gilli in quanto acccusati, a vario titolo, di furto aggravato, tentato omicidio, e porto e detenzione illegale di armi e munizioni. Durante l’interrogatorio di garanzia in carcere, Calabretto ha ammesso di essersi introdotto nel campo agricolo per rubare, minimizzando l’entità del maltolto: “Quel giorno – ha spiegato l’uomo – ho solo rubato due patate da un campo”.
Il furto, secondo l’accusa, ammontava invece a circa 30 chili di patate. La linea difensiva di Domenico Calabretto si è concentrata sulla totale estraneità alla successiva aggressione. Ha sostenuto di non sapere nulla della spedizione punitiva che, secondo l’accusa, avrebbe visto protagonisti la compagna, il figlio e l’amico. L’uomo ha spiegato alla giudice di non essere a conoscenza della vendetta qualificata come tentato omicidio. Gli indagati, che per ora restano tutti in carcere, sono difesi dagli avvocati Michele Fino, Ladislao Massari e Gina Lupo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’aggressione avvenne il 13 giugno scorso in contrada Cicoria – agro di Francavilla Fontana – poco dopo che i titolari del fondo avevano allertato i carabinieri per un furto di patate. Questo gesto avrebbe scatenato la ritorsione, mossa dalla volontà di vendicare l’affronto e di punire chi aveva osato denunciare l’episodio, smascherando anche l’evasione dalla detenzione domiciliare cui il 52enne era sottoposto.
Della successiva “spedizione punitiva” a bordo di un’Audi scura, sarebbe stato responsabile il figlio di Domenico, Daniele Calabretto (26 anni), il quale avrebbe esploso il colpo di pistola che ferì gravemente un bracciante agricolo. La vittima, colpita all’altezza dell’inguine, riportò lesioni gravissime, tra cui un “grave deficit sensitivo motorio arto inferiore dx e infrazione femore dx con frammenti ossei fratturativi”. Daniele Calabretto e Giuseppe Nisi hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, rimanendo in silenzio durante l’interrogatorio.
La gip ha disposto per tutti e quattro gli indagati la custodia cautelare in carcere, motivando la decisione con il rischio di reiterazione di analoghe condotte e di inquinamento probatorio, considerando l’elevato allarme sociale e il “clima da Far West” con cui è stata compiuta l’azione. Le perquisizioni effettuate dai carabinieri avevano portato al ritrovamento di tre pistole funzionanti (due con matricola abrasa), munizioni, un jammer (disturbatore di frequenze) e sostanze stupefacenti. Ora i legali pensano a richiedere un’attenuazione delle misure per i propri assiti e, nel caso, a ricorrere al Riesame. Si ricorda che gli indagati non sono da ritenere colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.