L’impressione è che prima o poi, in un modo o nell’altro, riaprirà al pubblico. L’oggetto del discorso è sempre il castello di Oria, da anni al centro di mire espansionistiche tanto da parte della proprietà quanto da parte delle amministrazioni di turno. Nei giorni scorsi, è comparsa una dicitura sul portale “Impresa in un giorno” collegato allo Sportello unico attività produttive (Suap) del Comune di Oria.
Il 14 ottobre, la proprietà e cioè Borgo Immobiliare Srl ha caricato un file così denominato: “P. di C. (permesso di costruire, nda) in deroga agli strumenti urbanistici ex art. 14 Dpr n. 380/2001 per la modifica della destinazione d’uso da residenziale a categoria prevalente Direzionale quale: 1. intrattenimento 2. svago 3. pubblico spettacolo 4. convegnistica 5. servizi di ristorazione e accessori”. Sempre nei giorni scorsi e in particolare venerdì 10 ottobre, si era tenuto proprio in Comune un incontro a quanto pare chiarificatore o in qualche modo definitore.
La strada sembra tracciata: dopo i vari tentativi abortiti negli anni passati, sembra proprio che si passerà dal Consiglio comunale per poter consentire alla famiglia Romanin-Caliandro di sfruttare economicamente e in modo legittimo quel monumento simbolo della città acquistato nel 2007. Al momento, negli uffici comunali, non vi sarebbe alcun progetto. La pratica sarebbe nient’altro che una bozza, forse un fase di preistruttoria da parte della Camera di Commercio. Quando sarà terminata questa probabile fase, il responsabile del Suap, dottor Glauco Caniglia, potrà indire una nuova conferenza di servizi.
Se ne potrebbe parlare già nel corso della prossima settimana, quando si capirà cosa sia mutato nelle intenzioni dei proponenti rispetto alla precedente richiesta naufragata proprio all’inizio di quest’anno. La precedente proposta prevedeva principalmente la realizzazione di un museo (che avrebbe compreso la Collezione Martini) a trainare secondariamente bar e ristorante. L’esito della precedente conferenza di servizi fu positivo, ma ritenuto non soddisfacente dai Romanin-Caliandro, tant’è che finirono per rispedire al mittente quell’ipotesi. La recriminazione principale furono i troppi paletti inseriti rispetto alle possibilità di organizzare feste ed eventi, supportati ovviamente da bar e ristorante. Col museo a far semplicemente da sfondo.
Dopo qualche mese di gelo, i rapporti con l’amministrazione comunale del sindaco Cosimo Ferretti ripresero in un’ottica diversa, quella del dialogo finalizzato a trovare una soluzione per così dire più politica e meno tecnica: quella della deroga, passando necessariamente dal Consiglio comunale. La proposizione di un nuovo progetto, sebbene nella denominazione non compaia la dicitura “museo”, potrebbe rappresentare un punto di svolta.
Ferretti e i suoi tengono tantissimo a essere gli “artefici” quanto prima possibile della riapertura del castello. Intanto, in tutto questo tempo, cittadini (in primis Franco Arpa e Mimino Schirinzi) e associazioni hanno reclamato in via ufficiale il diritto di fruibilità pubblica delle torri, dei camminamenti e persino della cripta dei santi Crisanto e Daria, che si trova sotto il maniero. Secondo loro, i proprietari non potrebbero affatto tenerli chiusi in forza di antichi diritti di godimento pubblici. Insomma, una storia ingarbugliata – senza dimenticare le vicende giudiziarie del 2011 e tuttora pendenti in sede civile – che pare avviarsi a conclusione. Salvo imprevisti, e in tutti questi anni non ne sono mancati.
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