Difficile che in quell’auto vi fosse un uomo, altrimenti questi sarebbe rimasto ferito. Una perizia balistica depositata dalla difesa punta a mettere in discussione l’accusa di tentato omicidio nel processo a carico di Crocefisso Parisi, 67enne di Oria, imputato per aver sparato al cognato al culmine di una lite per asti personali e questioni di vicinato. Un’udienza si è tenuta lunedì 3 novembre 2025 davanti al Tribunale di Brindisi in composizione collegiale (presidente Ambrogio Colombo, affiancato dai giudici a latere Leonardo Convertini e Simone Falerno).
I fatti risalgono al 22 luglio 2024 in agro di Francavilla Fontana. Secondo il capo d’imputazione (formalizzato con un decreto di giudizio immediato nel dicembre 2024), Parisi avrebbe esploso tre colpi con un fucile Benelli all’indirizzo del cognato, E.P. (75 anni, sempre di Oria). La Procura sostiene che la vittima si sia salvata trovando riparo all’interno della propria auto. L’imputato, difeso dall’avvocato Raffaele Pesce, è chiamato a rispondere anche dell’imputazione aggiunta successivamente di porto in luogo pubblico dell’arma. Il cognato si era costituito parte civile con l’avvocato Pasquale Annicchiarico (deceduto ieri).
Il cuore della strategia difensiva, che ha portato l’avvocato Pesce a chiedere il rito alternativo dell’abbreviato condizionato (il quale prevede uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna), poggia interamente sulla consulenza tecnica. La difesa ha sempre affermato che Parisi ha sì sparato, ma solo come reazione a un primo sparo del cognato e, soprattutto, che i colpi furono indirizzati a un’auto vuota. A sostegno di questa tesi è intervenuto l’esperto Emanuele Paniz, ex tecnico del Ris dei carabinieri e direttore del Banco nazionale di prova per le armi portatili e per le munizioni commerciali. La sua relazione è chiara: la presenza di E.P. all’interno dell’auto al momento dell’esplosione dei colpi non sarebbe compatibile con la dinamica dell’episodio.
La consulenza del dottor Paniz ha illustrato che uno dei colpi esplosi dal fucile Benelli, da una distanza superiore ai 20 metri, ha raggiunto un finestrino dell’auto, infrangendolo. L’analisi scientifica ha evidenziato che, di fronte a una simile dinamica se la persona offesa fosse stata in auto, le schegge di vetro ad alta velocità generate dall’impatto del proiettile avrebbero dovuto investirla. Inoltre, che le schegge avrebbero lasciato sul corpo della vittima un particolare “pattern” di natura escoriativa-ecchimotica, come dimostrato dalle simulazioni eseguite dal perito utilizzando un manichino rivestito di cute suina.
Infine, Poiché non risultano lesioni provocate da schegge di vetro sul corpo di E.P., la sua presunta presenza all’interno dell’auto al momento degli spari è considerata incompatibile con l’esito della sperimentazione balistica. La conclusione del perito ribalta, di fatto, il presupposto su cui si fonda il tentato omicidio, suggerendo che i colpi siano stati diretti contro un veicolo vuoto. La prossima udienza è fissata per il 15 dicembre 2025, data in cui si terranno le discussioni e, in seguito, l’eventuale camera di consiglio che dovrà decidere sulla qualificazione del reato alla luce delle nuove prove tecniche.