Omicidio Stasi, c’è l’appello: «Ingiusto l’ergastolo per Candita». Si chiede assoluzione o riduzione pena

L’ergastolo con isolamento di un anno non sarebbe giusto. Secondo la difesa di Cristian Candita, 24enne di Francavilla Fontana, questi non merita la pena cui è stato condannato a seguito dell’omicidio del 19enne Paolo Stasi. Era il 9 novembre 2022, in via Occhibianchi nella Città degli Imperiali.

La sentenza di condanna della Corte d’Assise dei Brindisi è stata formalmente impugnata dalla difesa dell’imputato che contesta radicalmente la ricostruzione dei fatti per ciò che concerne il suo assistito.
Il difensore di Candita, e cioè l’avvocato Maurizio Campanino del Foro di Taranto, ha depositato alla Corte di Assise d’Appello di Lecce un ricorso di 91 pagine che mira a smontare punto per punto le motivazioni della sentenza dello scorso giugno, puntando a dimostrare che la colpa del suo assistito non è stata provata “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Candita, che in primo grado ha visto respinta la richiesta di rito abbreviato per la presenza delle aggravanti, era l’autista dell’auto che accompagnò il killer reo confesso, Luigi Borracino (condannato separatamente a 16 anni con rito abbreviato minorile), nei pressi di via Occhibianchi, luogo del delitto. La tesi difensiva contenuta nel ricorso è chiara: Cristian Candita non ebbe alcun ruolo attivo nel delitto, che non fu né premeditato, né causato, né voluto da lui.

L’avvocato Maurizio Campanino

L’Avvocato Campanino contesta, nel suo elaborato, diversi elementi chiave contenuti nella motivazione della sentenza. In primis, l’interpretazione delle intercettazioni, sostenendo che frasi e concetti estrapolati dalle captazioni via telefono e ambientali siano stati travisati o mal interpretati dalla Corte di primo grado, avendola portata a una lettura distorta del suo coinvolgimento. Poi, focus, sull’esclusione delle circostanze aggravanti: viene contestata la sussistenza delle aggravanti dei futili motivi e, soprattutto, della premeditazione.

Borracino, l’esecutore materiale dell’omicidio – scaturito, secondo l’accusa, da un debito di droga di 5.000 euro – ha sempre negato la volontà omicida nella sua confessione. Infine, il concorso nel reato. La difesa argomenta che Candita, in quanto autista del suo più giovane amico, Borracino, “non è correo volontario dell’omicidio, bensì semplice concorrente in reati meno gravi, ovvero addirittura estraneo al proposito omicida”. L’atto di appello, integrato dalle motivazioni complete, chiede alla Corte di Assise d’Appello di Lecce tre “semplici” cose, ossia: l’assoluzione: In via principale di Candita per non aver commesso il fatto (non provato oltre ogni ragionevole dubbio); la riqualificazione del reato e in subordine, la riqualificazione dell’accusa come omicidio preterintenzionale o concorso anomalo in omicidio volontario.

Poi e finalmente anche – sempre in subordine – l’esclusione delle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, e la concessione delle attenuanti generiche (valutando età, incensuratezza e comportamento processuale) per rideterminare la pena e consentire l’applicazione della riduzione di un terzo prevista per il rito abbreviato, negata in primo grado a causa delle aggravanti.

Lo scorso 24 aprile, la Corte d’Appello di Lecce aveva accolto il concordato in appello nei riguardi di Borracino – presunto esecutore materiale del delitto – rideterminando la pena complessiva in 16 anni di reclusione per l’omicidio volontario di Paolo Stasi. In primo grado l’imputato, all’epoca dei fatti minorenne, era stato condannato a 20 anni di reclusione. Le parti civili (padre, madre e sorella di Stasi) sono costituite in giudizio con l’avvocato Domenico Attanasi.

Resta aggiornato

Iscriviti alle nostre newsletter

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com