Nuove intimidazioni alla consulente del lavoro: «Ti devo ammazzare», 20enne recrimina per una mancata assunzione. Lo cercano i carabinieri

Sempre quella maledetta storia, che va avanti da mesi continua a ripetersi: giovedì mattina, un 20enne originario del Gambia è tornato sul luogo del delitto per minacciare nuovamente di morte una consulente del lavoro. Il giovane si è presentato nello studio di consulenza della dottoressa Floriana Bellè, in via San Francesco, e dopo aver chiesto di lei alla segretaria ha detto di volerla uccidere. La dipendente dello studio ha fatto appena in tempo a respingere l’assalto e a chiamare le forze dell’ordine. Colto il pericolo per se stesso, l’assalitore si è dileguato ed è tuttora ricercato.

Il motivo della sua azione? Sempre il medesimo: non essere stato nuovamente assunto, a suo tempo, da un’azienda artigianale (con sede nella zona industriale) per la quale in passato aveva già lavorato. Secondo lui, la colpa della mancata assunzione fu e – a quanto pare – sarebbe tuttora da addossare alla professionista, che in realtà si limita a fare da intermediaria senza minimamente incidere su assunzioni, rinnovi di contratto e licenziamenti. A nulla sono valse le spiegazioni fornitegli circa l’assoluta estraneità della consulente in merito a politiche aziendali anch’esse, in molti casi, non sindacabili.

Il giovane straniero, già denunciato in passato e collocato in una struttura a Ceglie Messapica, da qualche giorno è libero ed è adesso ricercato dai carabinieri della Compagnia della Città degli Imperiali, cui Bellè e la sua avvocata – Giada Pantaleo, del Foro di Brindisi – hanno segnalato quest’ennesimo episodio e denunciato nuovamente una situazione di pericolo. Peraltro, anche nella comunità cegliese, si sarebbe verificata un’aggressione ingiustificata ai danni di un anziano.

Ma cos’era accaduto in precedenza? Ai primi di ottobre di questo stesso anno, il 20enne prese a martellate la porta d’ingresso e le finestre dell’ufficio di consulenza e, munito di una tanica di benzina, minacciò di dar fuoco a tutto quanto. La sua intenzione apparve chiarissima: distruggere tutto, a meno che non gli fosse stato proposto un nuovo contratto di lavoro. Quella volta, fortunatamente, nello studio non c’erano né la titolare, né dipendenti, né clienti. L’azione disperata e gravissima dello straniero (regolare in Italia) – prima che davvero potesse dar fuoco a tutto, brandendo tanica e accendino – fu scongiurata grazie all’intervento di un esercente di altri passanti, peraltro anch’essi minacciati di morte. Il giovane era stato precedentemente già querelato dalla titolare dello studio, la quale aveva poi rimesso la querela dopo aver accettato le sue scuse.

Una decisione di cuore già allora non supportata dall’avvocata Pantaleo: «Io sono tenuta a tutelare anche preventivamente la mia assistita, che è professionista seria ed esemplare». Sfortunatamente, in quella prima occasione, ebbe ragione l’avvocata: dopo appena due settimane il problema si era ripresentato in tutta la sua prepotenza. E a maggior ragione in quest’ultimo caso la dottoressa Bellè era in studio, in compagnia di dipendenti e clienti e se l’è davvero vista brutta. La sua prontezza di riflessi nel chiamare i carabinieri le è valsa, probabilmente, la salvezza.

Intanto, con la legale ha presentato un’integrazione di querela e invoca maggiore protezione. Bellè ha un solo nemico, ma è estremamente pericoloso come ha purtroppo avuto di dimostrare in diverse occasioni. Le ha cambiato alcune abitudini di vita e l’ha trascinata in una sorta di incubo da cui finora è risultato difficile destarsi. Finché sarà in giro e libero di minacciarla o aggredirla, per lei e la sua famiglia sarà molto difficile dormire sonni tranquilli.

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