Suo figlio ingerì farmaci e detersivi, lei si gettò dal balcone: a processo l’ex compagno

Maltrattamenti in famiglia e istigazione al suicidio. Queste le accuse a carico di un 41enne di Francavilla Fontana, che dovrà affrontare il processo. L’indagine nacque dopo che la sua ex compagna, oggi 44enne, nella mattinata del 18 luglio 2022, tentò il gesto estremo lanciandosi dal balcone della sua abitazione.

Ciò, dopo dopo che il figlioletto aveva accidentalmente bevuto un cocktail di detersivi e farmaci; la maggior parte di quella “pozione”, comunque, era stata ingerita dalla stessa donna. Il piccolo, purtroppo, morì qualche mese dopo, anche se per altre cause indipendenti dall’incidente di cui sopra. La madre si sta ancora oggi pian piano riprendendo da quel periodo molto complicato e dal trattamento che le sarebbe stato riservato, nonostante ogni fragilità.

Le indagini condotte dai carabinieri di Francavilla Fontana, coordinate dal pubblico ministero Giovanni Marino della Procura di Brindisi, hanno portato a contestare all’uomo una lunga serie di presunte violenze e vessazioni nei confronti dell’allora compagna, comportamenti che peraltro sarebbero proseguiti – pare – anche dopo la fine della loro relazione. Secondo la Procura, inoltre, proprio le sue condotte avrebbero inciso in quel tentativo di suicidio e, anzi, l’avrebbero addirittura determinato. La giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brindisi Vilma Gilli ha così rinviato a giudizio il 41enne. Il processo a suo carico comincerà il 13 maggio 2026, data nella quale è stata fissata la prima udienza.
Dai capi d’imputazione si apprende come i maltrattamenti – sempre presunti – coprirebbero un arco temporale di circa sei anni.

L’uomo avrebbe percosso la vittima, persino quando era incinta, le avrebbe messo le mani al collo, ingiuriandola e accusandola di presunti tradimenti fino al punto da minacciarla di farle togliere la potestà genitoriale.

Inoltre, la 44enne sarebbe stata costretta a uscire di casa poco e nulla e a non incontrare neppure gli amici, ridotta insomma a uno stato di soggezione psicologica tale da non consentirle persino di denunciare l’ex compagno. Uno stato ritenuto mortificante a tal punto da averla addirittura spinta a tentare di farla finita, ed ecco da dove deriva l’imputazione di istigazione al suicidio a carico del 41enne. Quest’ultimo avrà comunque modo di difendersi nelle aule di giustizia, difeso dagli avvocati Annapaola Caniglia e Roberto Rizzo.

La donna, invece, si è costituita parte civile con l’avvocato Luca Mangia. Negli atti del procedimento sono finite anche alcune pagine del diario a suo tempo scritte della presunta vittima, probabilmente per sfogarsi. Nel quadro ricostruito da investigatori e Procura emergono, in tutta la loro gravità, frasi quali “ti toglieranno i bambini” o “nessuno ti crederà”.

Degli estratti di quello stesso diario sono stati acquisiti e già citati dalla pubblica accusa nella richiesta di rinvio a giudizio.

Ovvio che l’imputato, innocente fino a eventuale sentenza di condanna passata in giudicato, potrà difendersi e dimostrare la propria estraneità ai fatti.

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