Perseguitava e minacciava consulente del lavoro: 20enne arrestato dai carabinieri

Nella serata di ieri, i carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana hanno rintracciato e tratto in arresto il 20enne originario del Gambia, accusato di aver trasformato la vita della nota consulente del lavoro Floriana Bellè e della sua famiglia in un vero e proprio incubo. Il giovane deve rispondere di accuse pesantissime: atti persecutori, minacce aggravate e danneggiamenti.

L’arresto è avvenuto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare richiesta e ottenuta dal pubblico ministero della Procura di Brindisi, Giovanni Marino, che ha coordinato le indagini riconoscendo la pericolosità sociale ormai fuori controllo dell’indagato (condotto in carcere). Un impulso fondamentale alla risoluzione della vicenda è arrivato dall’avvocata Giada Pantaleo, legale di fiducia della vittima. La professionista ha sostenuto la sua assistita in un percorso difficile, denunciando una certa solitudine e mancanza di supporto istituzionale nelle fasi iniziali, ma lavorando incessantemente per restituire serenità alla consulente.

L’avvocata Giada Pantaleo

La misura restrittiva si è resa necessaria a seguito di un’escalation di violenza culminata la mattina del 5 novembre scorso. In quell’occasione, il 20enne si è presentato nuovamente presso lo studio di via San Francesco con atteggiamento estremamente aggressivo. Rivolgendosi alla segretaria, ha chiesto della dottoressa esplicitando senza mezzi termini la volontà di ucciderla. Solo la prontezza di riflessi della dipendente, che è riuscita a respingere l’assalto e a chiamare tempestivamente il 112, ha evitato il peggio, costringendo l’aggressore alla fuga prima dell’arrivo delle pattuglie.

Alla base dell’ossessione del giovane vi era un motivo del tutto infondato: la mancata riassunzione presso un’azienda artigianale locale (un gommista) per cui aveva lavorato in passato. Il 20enne si era convinto che la “colpa” del mancato rinnovo contrattuale fosse della consulente del lavoro. Una convinzione errata, poiché il ruolo della professionista è meramente tecnico e burocratico, privo di qualsiasi potere decisionale sulle politiche aziendali di assunzione o licenziamento. Nonostante i tentativi di spiegazione, la frustrazione del giovane si è tramutata in una persecuzione violenta.

La pericolosità del soggetto era già emersa con prepotenza all’inizio di ottobre. In quell’occasione, il giovane aveva assaltato lo studio prendendo a martellate la porta d’ingresso e le finestre. Non contento, si era presentato armato di una tanica di benzina e un accendino, minacciando di dare fuoco all’intero stabile se non avesse ottenuto un lavoro. Una tragedia evitata solo grazie al coraggioso intervento di alcuni passanti e di un esercente della zona.

La vicenda lascia l’amaro in bocca per un precedente tentativo di conciliazione. La dottoressa Bellè, in un primo momento, aveva deciso di rimettere la querela dopo aver ricevuto le scuse del ragazzo. Una scelta “di cuore” che però non aveva trovato d’accordo l’avvocata Pantaleo, la quale aveva fin da subito espresso forti preoccupazioni per l’incolumità della sua assistita. Timori che si sono rivelati fondati: dopo un periodo trascorso in una struttura a Ceglie Messapica e un Tso presso l’ospedale di Brindisi, il giovane, tornato in libertà, ha ricominciato a perseguitare la consulente, costringendola a vivere nel terrore e a modificare le proprie abitudini di vita.

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