Il pm impugna in ritardo, sei imputati definitivamente fuori dal processo per lottizzazione abusiva e violazione dei vincoli

Un errore nei tempi di deposito dell’atto d’appello fa calare il sipario sull’inchiesta di Costa Morena Ovest, nel porto di Brindisi. La Corte d’Appello di Lecce ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, che sarebbe stato depositato a termini ormai scaduti. Un vizio procedurale, ma fondamentale ha fatto uscire definitivamente dal processo sei imputati già prosciolti in primo grado con sentenza di non luogo a procedere emessa dal Tribunale di Brindisi.

I giudici leccesi di secondo grado (presidente Francesco Ottaviano) ha dichiarato inammissibile per tardività l’appello presentato dal pubblico ministero a suo tempo titolare dell’inchiesta. L’udienza di ieri, ha quindi segnato l’epilogo per sei degli imputati coinvolti. Il colpo di scena è arrivato grazie all’eccezione sollevata dagli avvocati difensori Domenico Attanasi e Massimo Manfreda. I legali hanno evidenziato un errore di calcolo come fatale per gli intenti della pubblica accusa, che avrebbe inteso prolungare il processo: il termine ultimo per impugnare la sentenza di prime cure sarebbe scaduto il 6 aprile 2024, ma l’atto d’impugnazione della Procura è stato depositato in cancelleria solo il 19 aprile dello stesso anno, ben oltre la scadenza prevista dalla legge.

Di fronte all’evidenza delle date, la Corte non ha potuto far altro che rilevare la tardività e dichiarare l’inammissibilità del ricorso, blindando di fatto la prima sentenza. La decisione di ieri rende definitivo il proscioglimento, già deciso dal giudice per le indagini preliminari di Brindisi Vittorio Testi il 22 febbraio 2024, per Francesco Di Leverano, di Brindisi, dirigente dell’Area tecnica dell’Autorità portuale; Mario Valente, di Gaeta, ex commissario straordinario dell’Autorità portuale; Cristiana Casilli, di Lizzanello, tecnico dell’Authority e direttore dei lavori; Devis Rizzo, di Este (Padova), legale rappresentante dell’ATI aggiudicataria dell’appalto; Francesco Caroli, di Cisternino, rappresentante dell’impresa incaricata della gestione cantiere; Domenico Bianco, di Francavilla Fontana, ex presidente del Consorzio ASI (che rispondeva solo di falsità ideologica).

L’inchiesta, originariamente coordinata dall’allora sostituto procuratore Raffaele Casto (oggi in servizio a Taranto) ipotizzava a vario titolo reati di lottizzazione abusiva, esecuzione di opere su beni paesaggistici senza autorizzazione e interventi di trasformazione urbanistica non conformi. La tesi dell’accusa, ora definitivamente tramontata per questi imputati, sosteneva l’impossibilità normativa di edificare un terminal passeggeri in quel sito specifico.

Non tutti gli imputati originari sono però usciti dal processo. Resta invece ancora aperta, infatti, la posizione di Ugo Patroni Griffi, all’epoca presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale. Difeso dagli avvocati Luciano Marchianò ed Enrico Carlo Paliero, Patroni Griffi aveva scelto il rito abbreviato ed era stato assolto nel merito. La Procura ha appellato anche quella sentenza: la trattazione del suo caso, che prevede termini e scadenze differenti, è stata rinviata al 23 gennaio 2026 dinanzi alla stessa Corte d’Appello. Il folto collegio difensivo è composto, oltre che dagli avvocati Domenico Attanasi e Massimo Manfreda, anche dai loro colleghi Vito Epifani, Vincenzo Macari, Amilcare Tana, Alfredo Zabeo, Leonardo Conserva e Gaetano Cimaglia.

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