Suicidio nel carcere di Brindisi, garante detenuti: «L’ennesimo grido di una casa circondariale al collasso»

Di seguito un’intervento di Valentina Farina, originaria di Oria, assistente sociale (Comune di Torchiarolo) e garante per le presone private della libertà personale nella provincia di Brindisi:

Ancora vite spezzate.
Ieri mattina un detenuto della Casa Circondariale di Brindisi si è tolto la vita. Dietro questo tragico gesto ci sono un volto, una storia, una sofferenza umana, da Potenza a Brindisi, lontano dagli affetti.

Nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie. Si registrano, invece, continui e frequenti trasferimenti da carcere a carcere, e da regione a regione, i quali non sono motivati da interessi di avvicinamento all’ambiente di provenienza, ma dagli interessi interni al sistema penitenziario.

L’esterno del carcere di Brindisi

L’uomo era in infermeria ad alta sorveglianza sotto un regime di controllo molto stretto e supervisione continua e costante a causa di un rischio elevato. Una condizione di maggiore allerta, tipica delle ormai tante storie a cui gli istituti di pena devono ormai far fronte e che necessitano di monitoraggio per la loro salute. 

Questo evento è il simbolo di un sistema al collasso. Le tragedie come questa sono il grido di allarme di strutture sovraffollate e sotto organico. Sul posto, non si è potuto fare altro che constatare il decesso.
La matematica è eloquente

I numeri della Casa Circondariale di Brindisi:
* Detenuti: 232 per 119 posti (sovraffollamento 195%)
* Personale: 120 agenti in servizio su 197 necessari (scopertura 39%)

Situazione nazionale: 63.740 detenuti per 46.183 posti; 72 suicidi tra detenuti dall’inizio dell’anno.

Si muore sempre più spesso, per suicidio o per malattia: secondo i dati della realtà penitenziaria, la proiezione attuale rischia di rendere il 2025 l’anno peggiore da quando esiste un censimento puntuale e “aperto” delle carceri italiane. I suicidi sono la voce più aspra di questo bilancio, il segnale più tragico del collasso del sistema.

Nel frattempo, nelle carceri c’è sofferenza, morte, fatica. In un momento storico che si presenta feroce, si spera che almeno due cose possano accadere: le voci dei detenuti e quelle dei tanti operatori di frontiera devono moltiplicarsi, perché sia chiaro a tutti: no a un sistema che toglie dignità a custoditi e custodi.

La Puglia rimane la regione più sovraffollata d’Italia. La situazione evidenzia l’urgenza di:
* ridurre il sovraffollamento;
* potenziare il personale;
* garantire assistenza sanitaria e psicologica;
* ristrutturare le infrastrutture;
* adottare riforme per condizioni detentive dignitoso.

In tale contesto è maturata la necessità politica di affrontare questa situazione di emergenza delle condizioni carcerarie con iniziative legislative.
Il decesso di ieri non è un caso isolato: dunque, un fallimento per chi ha il dovere di custodia legale delle persone ristrette. Il Parlamento e il Governo devono intervenire subito: la detenzione deve rispettare la dignità umana.

Si segnala l’incontro recentemente tenutosi con l’ASL di Brindisi, finalizzato al potenziamento della struttura sanitaria interna al carcere di Brindisi, con l’obiettivo di contenere gli indici di rischio e alleggerire i carichi sui ruoli e sugli organismi con funzioni di controllo e vigilanza, quali quelli della Polizia Penitenziaria già al collasso per i carichi di lavoro. 

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