Autovelox, online l’elenco degli enti che li hanno e usano: nel Brindisino cinque polizie locali su 20

È online da venerdì scorso la “mappa” ufficiale degli autovelox italiani e per la provincia di Brindisi solo un quarto dei comuni – in totale, 20 – hanno comunicato impiego e regolarità, sempre presunta, delle proprie apparecchiature elettroniche di controllo della velocità, ovviamente attraverso la polizia locale. Con la scadenza del termine fissato proprio per lo scorso 28 novembre, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit) ha reso pubblico l’elenco dei dispositivi di rilevamento della velocità autorizzati, come previsto dal decreto dirigenziale numero 367 di quest’anno.

I dati emersi per il Brindisino, come detto, sono chiari: su 20 amministrazioni comunali, soltanto cinque risultano aver trasmesso correttamente le informazioni al portale ministeriale, ottenendo così il “via libera” all’utilizzo della strumentazione. I comuni che compaiono nella “white list” del Ministero e che, dunque, possono proseguire legittimamente con le attività di accertamento delle violazioni sono: Brindisi, Cisternino, Fasano (che ha dichiarato due rilevatori), Latiano, Oria.

Per tutti gli altri 15 comuni della provincia, i dispositivi installati o in dotazione alle rispettive polizie locali non compaiono nell’elenco ufficiale. Ciò significa che o tali enti non dispongono di apparecchiature, oppure – scenario più probabile per molti – non hanno provveduto a comunicare i dati entro i termini. La conseguenza normativa è rilevante: in assenza di censimento, l’utilizzo di tali strumenti per elevare sanzioni non è al momento autorizzato, esponendo eventuali multe a una pioggia di ricorsi per difetto di legittimità.

L’operazione voluta dal Ministero mira a garantire trasparenza, uniformità tecnica e certezza del diritto. Attraverso la piattaforma telematica dedicata, gli enti in regola hanno dovuto censire ogni singolo apparecchio specificando: marca, modello e versione; numero di matricola; estremi del decreto di approvazione od omologazione; esatta collocazione chilometrica e direzione di marcia controllata. Tutti questi dati sono ora liberamente consultabili dai cittadini sul portale https://velox.mit.gov.it/dispositivi, accessibile senza necessità di autenticazione.

Questo archivio pubblico permette a chiunque di verificare se l’autovelox che ha rilevato un’infrazione sia regolarmente censito e autorizzato. La pubblicazione dell’elenco non è comunque una definitivo e immutabile. Come stabilito dal decreto direttoriale numero 305 del 18 agosto 2025, il database è dinamico. Gli enti ritardatari potranno, seguendo le specifiche procedure, inserire o aggiornare i dati anche successivamente alla scadenza del 28 novembre.

Tuttavia, fino all’avvenuta regolarizzazione e comparsa nell’elenco, l’operatività dei dispositivi “fantasma” resta in un limbo normativo che ne preclude l’uso legittimo. Restano salvi, in ogni caso, tutti gli altri potenziali motivi d’impugnazione a disposizione degli utenti della strada e dei loro legali, compresi quelli circa la corretta collocazione e la taratura degli apparecchi per la rilevazione della velocità.

Inoltre, restano ferme le prerogative di accertamento delle forze dell’ordine – in primis la polizia stradale, ma in casi sporadici anche i carabinieri – che hanno a loro volta comunicato la disponibilità e l’impiego di autovelox, tanto fissi quanto mobili, lungo le tratte di competenza.

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