Clima non proprio natalizio nel corso della riunione convocata ieri mattina dal Partito democratico per ricucire gli strappi interni e capire se andare o meno avanti nel sostenere il sindaco Antonello Denuzzo. Durante la riunione, a un certo punto, si è registrato un duro scontro verbale tra il presidente del Consiglio comunale Maurizio Bruno e il consigliere comunale Antonio Eugenio De Simone.
Quest’ultimo, ritenutosi minacciato persino di morte, al termine dell’incontro si è recato in caserma e ai carabinieri ha querelato lo stesso Bruno invocando per lui la punizione di legge che si riterrà eventualmente opportuna. Le indagini non sono neppure all’inizio e ovviamente, se veri, i fatti narrati andranno dimostrati anche attraverso l’ascolto dei testimoni.
De Simone, ancora scosso, preferisce non commentare l’accaduto. Bruno, invece, ritiene di non essersi spinto oltre i confini di un acceso diverbio con la politica a far da sfondo. E, anzi, si dice pronto a intraprendere a propria volta azioni legali a tutela della propria immagine.

Non è un mistero che De Simone (e forse anche altri esponenti democratici) non abbia sostenuto la candidatura di Bruno ma quella dell’ex sindaco di Mesagne e presidente della Provincia Toni Matarrelli. Qualcosa che, per usare un eufemismo, non sarebbe andato a genio allo stesso Bruno e ad altri dem.
L’assemblea, dopo l’alterco, è stata sciolta e i partecipanti sono usciti alla spicciolata da una saletta di Castello Imperiali. Per quanto concerne la ricomposizione della crisi, nulla è ancora stato stabilito. Sul tavolo delle trattative, come offerta al Pd pare ci siano tre assessorati e la delega di vice sindaco. Un’offerta importante che ha finito per stuzzicare appetiti interni e incrementare fratture già esistenti, ma acuitesi a seguito della mancata rielezione di Bruno al Consiglio regionale.
Intanto, domani (lunedì 29 dicembre) si terrà l’ultima seduta dell’anno del Consiglio comunale. Non è detto che Denuzzo disponga della maggioranza, così come non è detto che non possa nascere una maggioranza diversa rispetto a quella uscita dalle urne nel 2023.