Castello di Oria: sarà l’anno buono? Un tira e molla che dovrà passare dal Consiglio comunale, tra destinazione d’uso, concessioni e feste

Il 2026 sarà forse l’anno buono? Si riaccendono i riflettori sul futuro del castello di Oria, il monumento simbolo della città federiciana da troppo tempo al centro di un dibattito riguardante la sua fruizione pubblica. Stando alle ultime notizie trapelate in merito all’iter burocratico attualmente in corso, la proprietà del maniero, la società Borgo Immobiliare srl, ha avanzato una richiesta formale per ottenere il cambio di destinazione d’uso dell’immobile, operazione che necessita per andare in porto di una deroga agli strumenti urbanistici vigenti.

L’obiettivo dichiarato dai proprietari è quello di poter legittimamente svolgere attività di natura imprenditoriale all’interno delle mura storiche, tra cui spiccano l’organizzazione di feste di matrimonio, eventi conviviali, attività congressuali e iniziative legate al turismo culturale e scolastico.

La normativa prevede che una simile concessione sia subordinata al riconoscimento di un concreto interesse pubblico da parte del Consiglio comunale. Per soddisfare tale requisito, la proprietà ha messo sul piatto una serie di contropartite. L’offerta prevede la cessione a titolo gratuito all’amministrazione comunale di una porzione del castello per sette giorni all’anno, da dedicare esclusivamente ad attività convegnistiche di alto profilo culturale o seminari di studio organizzati dall’ente.

Inoltre, viene manifestata la disponibilità ad avviare un intervento di valorizzazione del bene, rendendolo fruibile ai visitatori e allestendo l’esposizione della collezione archeologica “Martini Carissimo”. Le modalità di accesso proposte delineano un sistema basato prevalentemente sulla prenotazione, per ragioni di sicurezza e logistica, privilegiando le visite guidate per garantire un’esperienza approfondita, pur senza escludere quella individuale.

È prevista l’apertura anche in occasione di eventi speciali come festival culturali o giornate del patrimonio. Tuttavia, il regolamento ipotizzato pone un paletto rigido: l’apertura al pubblico dovrà evitare interferenze con altri flussi, il che significa che in concomitanza con gli eventi privati, come i matrimoni, l’accesso ai turisti e ai cittadini sarà interdetto.

Dal punto di vista della visita vera e propria, il piano prevede due itinerari distinti. Il primo riguarda la “Piazza d’Armi” e il “Cammino di Ronda”, mentre il secondo comprende il Donjon, gli spalti e le torri. Qui emerge una criticità legata all’accessibilità, in quanto il secondo percorso non risulta fruibile da utenti con difficoltà motorie.

Per ovviare a questo limite, la proprietà propone l’utilizzo di dispositivi di ausilio come sistemi multimediali, filmati e plastici che, pur garantendo una democratica erogazione dei contenuti, non possono sostituire l’esperienza diretta degli spazi storici. Anche il percorso museale situato nella galleria e nel “Donjon” resterebbe precluso alle persone con disabilità, mentre la “Piazza d’Armi” verrebbe illustrata tramite pannelli didascalici visibili dai terrazzi esterni. Dall’analisi della documentazione emergono tuttavia diverse note dolenti che rischiano di indebolire la consistenza dell’interesse pubblico. Manca, ad esempio, un meccanismo giuridico che vincoli in perpetuo gli attuali e i futuri proprietari al rispetto degli accordi presi con il Comune.

La formula dell’accesso su prenotazione appare vaga, così come l’assenza di un numero minimo garantito di giorni di apertura annuale. Non vi è alcun riferimento alla possibilità di visitare la cripta dei Santi Crisante e Daria – primissimi patroni di Oria – un luogo di estrema importanza storico-religiosa, né vengono specificati i costi dei biglietti o previste esenzioni per portatori di disabilità, scolaresche locali o sconti per i residenti oritani. Il confronto con la precedente pratica esaminata in passato dal Suap rende evidenti le differenze.

Quel progetto, poi interrotto dalla proprietà, appariva più generoso in termini di ricaduta pubblica, prevedendo l’apertura delle torri, dei camminamenti e dell’area museale per ben duecento giorni l’anno, il restauro e la fruibilità della cripta dei Santi e, soprattutto, interventi strutturali per l’abbattimento delle barriere architettoniche volti a creare un unico percorso di visita inclusivo per tutti. Resta ora da vedere se l’amministrazione comunale riterrà l’attuale proposta sufficiente a giustificare la deroga richiesta o se saranno necessarie integrazioni per garantire che il castello torni a essere un patrimonio realmente condiviso con la comunità.

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