Non è da tutti e infatti in pochi ci riescono. Come comunicato, con soddisfazione, da Confesercenti Brindisi, il Caffè Centrale di Francavilla Fontana non solo rientra tra le “Attività storiche e di tradizione di Puglia” ma persino nel ristretto novero degli esercizi “Patrimonio culturale di Puglia”: 70 anni senza soluzione di continuità e sempre nello stesso posto. Il posto è il cuore della Città degli Imperiali: piazza Umberto I. Il Caffè Centrale da lì non si è mai mosso neppure di un centimetro dal 1956 ai giorni nostri. Sono cambiate tante cose da allora e in parte anche, per adeguarsi ai tempi, il Caffè Centrale.
Negli anni ’90, l’idea di rilevare un esercizio già di per sé storico venne a Giuseppe Leone che fu sostenuto in quell’investimento da suo padre Antonio. Giuseppe mostrò sin da subito passione creatività e costanza nell’introdurre nella principale agorà francavillese un’idea di locale pubblico diversa dal solito e poi rincorsa da altri colleghi. Fino a pochi anni fa, il “Centrale” – ancora oggi redivivo – era portato avanti da Giuseppe, da sua sorella Anna e da suo fratello Silvestro.


Di recente, Giuseppe ha voluto proseguire per conto proprio avviando un’altra attività simile, nei paraggi, lasciando il compito di gestire il “Centrale” ai suoi fratelli. Un impegno che non ha avuto e non ha limiti né in termini di passione né in termini di tempo – come assicura la famiglia Leone – in quanto tutto viene quotidianamente svolto con la dovuta attenzione al fine di creare un mix di benessere per la clientela. «Quando è giunta la notizia del riconoscimento dal Cat (Centro assistenza tecnica) Confesercenti, che si è occupato della pratica sin dall’inizio, abbiamo gioito tutti assieme con un’emozione e un orgoglio che non possiamo definire con esattezza».
Nel gioire per le loro conquiste, i fratelli Leone non dimenticano però quanti – per poco o molto tempo – hanno contribuito a creare una sorta di mito del Caffè Centrale. Un nome, non certo detto a caso, è quello di Martino Cito, che per più di 40 anni ha portato avanti l’attività conservandola come riferimento per la collettività. «Siamo moralmente obbligati ad omaggiare la sua memoria – dicono i Leone – e a condividere con i suoi figli questo prestigioso riconoscimento».


Di anni ne sono trascorsi non soltanto dal 1956 ma anche dal passaggio di testimone e di ricordi e aneddoti degni di nota ve ne sono tanti: «Noi ricordiamo soprattutto la brava gente che ci ha scelto e rispettato, ma siamo fieri del fatto di aver contribuito a far socializzare giovani rispettosi degli altri e dell’ambiente, alcuni dei quali addirittura convolati a nozze con tanto di aperitivo consumato qui».
Negli anni il Centrale si è un po’ ammodernato, infatti ora non è più un semplice bar ma anche un piccolo bistrot.
Sarà probabile che i cambiamenti non siano terminati qui e infatti l’imperativo, anche in questo settore, è “restare al passo coi tempi”. E, a proposito di anni che trascorrono, man mano sono stati modificati gli arredi, qualche servizio e parti tecnologiche ma pur sempre senza strafare col chiaro intento di mantenere quella tipologia di locale storico degno di essere oggi “Patrimonio culturale di Puglia”. E ora qual è il prossimo traguardo? «Sarebbe bello tagliare il nastro del centenario, traguardo ancora lontano ma mai dire mai: chi erediterà o rileverà il Centrale sarà persona scrupolosa e attenta a preservare ciò che la storia ha tramandato a tutti noi», concludono i Leone.