Soldi dai Comuni alla Diocesi, che reclama la sua (legittima) fetta sugli oneri di urbanizzazione grazie a una legge di 32 anni fa

Soldi dai Comuni alla Curia, in virtù di una normativa regionale vecchia oltre trent’anni che impone agli enti pubblici di versare una quota degli oneri di urbanizzazione alla Chiesa. È quanto sta accadendo nella Diocesi di Oria, dove l’ente ecclesiastico ha recentemente bussato alle porte delle amministrazioni locali per riscuotere quanto previsto dalla legge regionale del 1994.

La norma stabilisce infatti che i comuni debbano devolvere alle autorità religiose una somma non inferiore al sette per cento dei contributi incassati per gli oneri di urbanizzazione secondaria, ovvero quei fondi che i costruttori pagano all’ente pubblico quando realizzano nuovi edifici e che dovrebbero servire per servizi come scuole, parchi o, in questo caso, chiese.

Documenti amministrativi recenti mostrano – non sempre dettagliatamente – come la Diocesi oritana si sia attivata per recuperare queste somme, talvolta accumulatesi per anni. Un caso emblematico è quello del Comune di Oria, dove lo scorso 24 dicembre 2025 è stata firmata una determinazione dirigenziale per liquidare una somma complessiva e forfettaria (al netto di eventuali prescrizioni maturate) pari a 26.500 euro proprio a favore della Diocesi.

Il vescovo di Oria Vincenzo Pisanello

Si tratta, in buona sostanza, di un accordo a saldo e stralcio per chiudere una partita aperta da quasi un ventennio: la cifra copre infatti le annualità che vanno dal 2006 fino al 2024, periodi per i quali ricostruire i conti esatti sarebbe stato – si legge – troppo complesso e oneroso per gli uffici comunali. L’ente ecclesiastico guidato dal vescovo Vincenzo Pisanello aveva presentato la richiesta formale nel gennaio del 2025, ottenendo così alla fine dell’anno un sostanzioso conguaglio onnicomprensivo per sanare il pregresso. Diversa, ma basata sullo stesso principio, la situazione a Francavilla Fontana, dove il Comune procede con impegni di spesa annuali.

Nel settembre del 2024, l’amministrazione della Città degli Imperiali ha impegnato una somma presuntiva di 10mila euro per l’anno in corso, sempre a titolo del 7 per cento sugli oneri di urbanizzazione secondaria. In questo caso, la cifra è un accantonamento in attesa di calcolare l’importo esatto basato sugli incassi effettivi dell’anno, confermando una prassi che vede la Diocesi richiedere puntualmente ogni anno – si legge – l’erogazione del contributo spettante per legge. Sebbene le carte finora “cantino” solo per Oria e Francavilla Fontana, la questione pur legittima ha una portata potenzialmente molto più vasta.

La competenza della Diocesi di Oria si estende infatti su ben 11 comuni a cavallo tra le province di Brindisi e Taranto. Oltre ai due comuni già citati, rientrano sotto l’egida vescovile anche Ceglie Messapica, Erchie, Latiano, Torre Santa Susanna e Villa Castelli nel Brindisino, insieme a Manduria, Avetrana, Maruggio e Sava nel Tarantino. È verosimile ipotizzare che richieste analoghe siano state di recente o negli anni passati recapitate ovvero magari saranno inviate di qui a breve a tutti i municipi del territorio diocesano. Il che potrebbe tradursi in un introito piuttosto consistente per la Chiesa locale, fondi che per legge devono essere destinati in gran parte (80 per cento) a interventi sugli edifici di culto situati nello stesso comune che eroga il denaro.

La legge regionale del 4 febbraio 1994, nata per sostenere l’edilizia di culto (non soltanto cristiano-cattolica) prevede che queste somme servano per la costruzione, ristrutturazione, adeguamento antisismico e restauro delle chiese e delle opere parrocchiali, ad ogni modo da dimostrare, rendicontare. Un meccanismo – quello previsto da quella poco nota legge regionale di 32 anni addietro – che trasforma ogni nuova costruzione privata, ogni palazzo o villetta che sorge nei centri abitati in un piccolo contributo per il mantenimento del patrimonio di culto, un diritto che la Diocesi di Oria sta dimostrando di voler esercitare, con leciti puntiglio e attenzione amministrativa.

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