Per la comandante, antipatia e aggressioni ai vigili urbani sono colpa della stampa e dei social: ecco perché non è assolutamente così

di Eliseo Zanzarelli

La solerte e anche brava comandante della polizia locale di Francavilla Fontana Valeria Sabatelli (subentrata al suo concittadino Antonio Michele Cito, in distacco sindacale) ha, nelle scorse ore, tenuto – legittimamente, figuriamoci – a difendere ed elogiare l’operato del suo personale: donne e uomini in divisa che ogni giorno danno il massimo. Nessuno, del resto, ha sollevato dubbi di questo tipo.

La solerte e anche brava comandante facente funzioni, cui in passato anche da queste colonne sono stati riconosciuti ampi e doverosi meriti, si è però spinta oltre la semplice e comprensibile difesa d’ufficio.

In un suo social post pubblico – aperto a tutti e da ciascuno leggibile – ha attribuito l’antipatia nei confronti del suo Corpo (non in senso fisico, ma d’immedesimazione organica) a quei tantissimi “cattivoni” che fomentano odio sui social e – diciamocela tutta – anche alla stampa (cioè Lo Strillone, perché gli altri se ne fregano). Di più: secondo la pur brava e solerte comandante, probabilmente senza l’odio sui social fomentato dalla stampa un paio di agenti forse neppure sarebbero stati aggrediti.

La dottoressa Sabatelli non ha minimamente ipotizzato un’antipatia che nasce per strada e poi trabocca sui social. No, questa narrazione più realistica non le sarà aggradata o non le sarà convenuta.

Non è che una persona – peraltro incaricata di importanti responsabilità pubbliche – possa pensare che forse i social possano rappresentare uno specchio – solo in alcuni casi, deformato – della realtà. Nossignore.

Non ci si può mica interrogare su eventuali (l’etica del dubbio, il porsi delle domande, sarebbe fondamentale in ogni ambiente) lacune o esagerazioni. Nossignore.

Se un agente viene aggredito o mal digerito, è per colpa dei maledetti social che – parafrasando il pensiero della pur brava e solerte comandante – fomentano l’odio. Non è che quell’odio esista e poi trovi sfogo sui social. Nossignore. Sono i social che lo generano.

Non sono mica potenziali pecche – pur sempre umane, quindi veniali – degli agenti. No, è colpa dei social e tutt’al più della stampa.

Signora comandante, a nostro sommesso avviso, i social sono null’altro che il termometro della percezione che si ha per strada (secondariamente sul Web) del vostro pur legittimo eppur sempre – in democrazia – contestabile operato, che nessuno ha per giunta mai messo in discussione.

Le discussioni, peraltro, sono nate – se ci fa caso – dalla lagnanza di una donna che, umilmente e senza contestare un verbale di contravvenzione a suo padre 82enne, ha chiesto se possibile un maggiore senso di umanità.

È semplicissimo e semplicistico parlare di “insulti, diffamazioni, istigazioni all’odio”. È persino eroico fare rimandi agli uomini e alle donne dello Stato che muoiono in servizio (certamente, mai o di rado accaduto per un divieto di sosta né probabilmente a un vigile urbano).

La realtà, quella delle strade che – piaccia o no – è anche quella dei social ed è perlopiù fatta d’altro. È fatta d’empatia (e la gente lamenta spesso non ne abbiate) di comprensione, di tutta una serie di rapporti sociali che talora, nel credersi paladini della giustizia, si sono persi.

Il vigile urbano era e forse dovrebbe essere un punto di riferimento per il cittadino, non il “satanasso” pronto a multarlo. Il vigile urbano era il padre, la madre, il fratello o la sorella maggiore pronto a dire “non farlo più altrimenti ti faccio la multa”.

Ecco, signora comandante, questo approccio un po’ si è perso. Non lo dice la stampa, non lo dicono i social, non è il pettegolezzo. Lo dicono le Persone, quelle stesse persone che fin troppo spesso ormai intravedete come trasgressori e come destinatarie del prossimo verbale a tutti i costi.

Tutto questo e soltanto questo non è più ammissibile, a nostro sommesso avviso. Altrimenti, come dice lei, ci saranno sempre giornate complesse. Che – si ripete – non nascono né crescono sui social.

Di seguito il post (opinabile e opinato) della comandante Sabatelli:

Sono state giornate complesse, come purtroppo accade sempre più spesso.

Ma tutto questo non è più ammissibile.

La grave aggressione delle scorse ore non è un episodio isolato.

📌La violenza non nasce mai dal nulla: è il risultato di un clima alimentato da parole irresponsabili, attacchi gratuiti e da una narrazione distorta del ruolo delle istituzioni e di chi le rappresenta.

📲 L’uso dei social network per fomentare odio, disprezzo e delegittimazione non è libertà di pensiero, ma una grave mancanza di cultura civica e di rispetto delle regole della convivenza democratica.

La critica, anche severa, è legittima solo se resta nei confini del rispetto.

📢 Insulti, diffamazioni e istigazione all’odio, soprattutto verso donne e uomini che rappresentano le istituzioni, creano un terreno pericoloso su cui la violenza trova facile giustificazione.

🕯️ Troppo spesso si piangono uomini e donne solo quando accadono tragedie. Prima, però, non ci si cura di scatenare vere e proprie fogne mediatiche contro chi lavora ogni giorno per garantire sicurezza e legalità, ignorandone le conseguenze.

Le parole hanno un peso.

Fomentare rabbia e odio rende accettabile la violenza…ma la responsabilità non si dissolve dietro uno schermo.

Colpire chi rappresenta lo Stato significa colpire l’intera comunità.

Il rispetto delle persone, delle famiglie e delle regole del confronto civile non è negoziabile, dentro e fuori dai social network.

👮 Grazie a quelle donne e quegli uomini che ogni giorno indossano una divisa che a volte brucia sulla pelle e, nonostante tutto, continuano a garantire il rispetto delle regole e, con esse, la nostra quotidiana convivenza.

Senza questo presupposto non vi è sicurezza, non vi è legalità, non vi è comunità

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