Una mattinata densa di commozione quella vissuta oggi a Ceglie Messapica, dove le massime cariche civili e militari si sono riunite per commemorare il carabiniere ausiliario Angelo Petracca, Medaglia d’Oro al Valor Militare, nel 36° anniversario del suo sacrificio.
Alla cerimonia, svoltasi nei pressi della targa commemorativa che segna il luogo dell’eccidio, hanno preso parte il prefetto di Brindisi, Guido Aprea, il sindaco di Ceglie Angelo Palmisano e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Leonardo Acquaro. Presenti anche i fratelli dell’eroe, Massimo e Giuliana, insieme a una nutrita rappresentanza di studenti e cittadini.
Il racconto di quel tragico 22 gennaio 1990
Angelo Petracca era un giovane di Casarano, un “gigante buono” di un metro e novanta, solare e altruista. Quel lunedì di 36 anni fa era il suo giorno di riposo, ma il senso del dovere lo portò a rispondere a una chiamata d’emergenza: quattro uomini incappucciati stavano tentando di assaltare la Banca Popolare di Lecce.
Nonostante la consapevolezza del pericolo – erano anni bui per Ceglie, segnati da violente rapine e conflitti a fuoco – Angelo non esitò. Insieme al brigadiere Raffaele Iacuzio e al collega Oronzo Spagnolo, si portò sul posto venendo subito investito da una pioggia di piombo.
L’atto di valore estremo
Il dramma si consumò in pochi istanti: il carabiniere Spagnolo cadde ferito alle gambe sotto il fuoco dei banditi. Vedendo che i malviventi continuavano a sparare cinicamente contro il collega a terra, Petracca uscì allo scoperto per fare da scudo e attirare su di sé il fuoco nemico. Grazie alle sue raffiche di mitra, Spagnolo riuscì a trascinarsi al riparo, ma Angelo fu raggiunto mortalmente alla testa da una scarica di pallettoni.
Il suo sacrificio permise la reazione del brigadiere Iacuzio che, recuperata l’arma del commilitone caduto, ingaggiò un nuovo conflitto a fuoco mettendo in fuga i rapinatori.
Una memoria viva per le nuove generazioni
La cerimonia di oggi, benedetta dal vescovo di Oria Vincenzo Pisanello, non è stata solo un atto formale, ma un momento di riflessione sulla legalità. “Angelo sapeva a cosa andava incontro, ma non ha esitato”, è stato ricordato durante le allocuzioni finali. La sua figura rimane un simbolo di altruismo puro: un giovane che ha scelto di donare la propria vita per proteggere quella di un fratello in divisa e la sicurezza di una comunità che oggi, a distanza di quasi quattro decenni, non smette di dirgli grazie.