Al via il processo per l’uccisione del brigadiere capo Legrottaglie: ammesse quali parti civili vedova, figlie, collega e anche lo Stato

È iniziato questa mattina il processo davanti alla Corte d’Assise di Brindisi per l’omicidio, a Francavilla Fontana, del brigadiere capo (ormai maresciallo) Carlo Legrottaglie originario di Ostuni ma in servizio al Norm della Compagnia della Città degli Imperiali. Il militare era sul punto di congedarsi dopo una vita trascorsa nell’Arma.

Tra i banchi anche Eugenia Pastore, vedova del militare, accompagnata dalla compostezza del brigadiere Giuseppe Garibaldi, il collega che quel tragico 12 giugno era a bordo della “gazzella” durante l’inseguimento alla Lancia Y che avrebbe cambiato per sempre la vita di tutti i presenti. Il brigadiere Legrottaglie perse la vita in uno scontro a fuoco con due banditi: Michele Mastropietro, l’uomo che premette il grilletto e che fu poi ucciso dalla polizia nelle campagne di Grottaglie, e Camillo Giannattasio, il ferramenta di Carosino oggi unico imputato.

Giannattasio deve rispondere dell’accusa di omicidio volontario. Sebbene la sua responsabilità morale appaia evidente ai più, il fulcro del dibattimento risiede nel definire quella penale. Il 57enne, difeso dall’avvocato Luigi Danucci, sostiene infatti di non aver mai impugnato armi né esploso colpi quel giorno, limitandosi a guidare. Questa linea difensiva rappresenta l’elemento cardine su cui la Corte presieduta da Maurizio Saso, con Ambrogio Colombo a latere, dovrà fare chiarezza per stabilire se la condotta del conducente possa essere equiparata a quella del killer nel determinare l’evento mortale.

La scena del crimine e, in alto, Carlo Legrottaglie

L’udienza inaugurale ha avuto un carattere prettamente tecnico, dedicato all’ammissione delle prove e alla formalizzazione delle costituzioni di parte civile. Dopo il superamento di alcuni intoppi burocratici legati alle notifiche emersi durante la fase preliminare, lo schieramento di chi chiede giustizia si è completato. Accanto alla vedova, alle figlie del brigadiere e al collega Garibaldi, si sono costituiti ufficialmente lo Stato con il Ministero della Difesa, il Comando generale dei carabinieri e il Ministero dell’Interno, tutti rappresentati dall’Avvocatura dello Stato (presente in aula l’avvocata Angela Caprioli).

Mentre il pubblico ministero Livia Orlando e i legali di parte civile Donato Manelli, Giovanni Fiorino e Stefano Andriulo illustravano le proprie istanze, l’imputato è rimasto in silenzio dietro le sbarre. Giannattasio teneva tra le mani un piccolo libro bianco, un dettaglio che non è sfuggito ai presenti e che è parso quasi un tentativo di trovare rifugio in letture spirituali o nella speranza di fronte a un’accusa così pesante. Il calendario giudiziario segna ora la data del 24 febbraio, quando il dibattimento entrerà nel vivo per ricostruire la dinamica di quei minuti di fuoco in cui un servitore dello Stato cadde nell’adempimento del proprio dovere.

Resta aggiornato

Iscriviti alle nostre newsletter

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com