Castello di Oria, passi decisivi: conferenza di servizi chiusa, ora parola a cittadini e associazioni. Infine, dovrà esprimersi il Consiglio comunale

Castello di Oria, forse ci siamo: conferenza di servizi chiusa, ora le osservazioni e poi il Consiglio comunale a patto che non sorgano problemi. E ne potrebbero sorgere. Dopo anni di chiusure, polemiche e attese, l’iter amministrativo per restituire, almeno in parte, il maniero federiciano alla fruizione pubblica segna una possibile svolta.

Nei giorni scorsi si è conclusa positivamente la conferenza di servizi decisoria, un passaggio tecnico fondamentale che teoricamente spiana la strada all’approdo in Consiglio comunale per il via libera definitivo alla possibile deroga urbanistica. Si ripete: sempre che qualcuno non abbia da dire o da ridire, e potrebbe trattarsi di cittadini e associazioni, chiamati a chiedere di essere coinvolti entro il prossimo 2 febbraio (per una serie d’incontri pre-chiusura della partita).

Al centro della questione – appunto – c’è la proposta avanzata dalla proprietà, la società Borgo Immobiliare Srl (amministrata da Isabella Caliandro), che mira a trasformare la destinazione d’uso dello storico immobile. L’obiettivo è passare da una funzione puramente residenziale a una prevalente destinazione “direzionale”, che comprenda attività di intrattenimento, svago, pubblico spettacolo, convegnistica e servizi di ristorazione compresi i wedding party (leggasi feste di matrimonio). Per rendere sostenibile questo piano di rilancio, la proprietà ha richiesto al Comune un permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici vigenti sulla scorta di una normativa del 2001.


Il patto passa necessariamente da un “accordo integrativo” proposto dalla società, che bilancia l’interesse imprenditoriale privato con quello pubblico della comunità oritana. In cambio della possibilità di svolgere attività economiche (come, appunto, feste private e intrattenimento), la Borgo Immobiliare si è impegnata a garantire una serie di contropartite per la collettività. In particolare, si parla dell’apertura al pubblico, dei prezzi d’ingresso, del museo e dell’uso civico.

È scritto nel documento – ormai acquisito agli atti – che il castello dovrà essere visitabile per non meno di 200 giorni all’anno (per quante ore o minuti al giorno non è specificato) concentrati principalmente tra il 1° marzo e il 1° ottobre e durante le festività natalizie (dal 22 dicembre al 6 gennaio). Si fa riferimento anche ai biglietti “calmierati” che non potranno superare i 12 euro, con riduzioni per studenti, scolaresche e persone disabili.

E poi ci sarebbe anche il museo, con la proprietà che si obbliga ad allestire una mostra permanente della collezione archeologica di sua proprietà, finalmente accessibile ai visitatori. Anzi, l’avvio delle attività commerciali più redditizie (come i ricevimenti) sarà vincolato – si legge – proprio al completamento di questo allestimento museale.

Per quanto concerne il cosiddetto uso civico: Il Comune potrà utilizzare gratuitamente una porzione del Castello sette giorni all’anno, per organizzare convegni culturali o eventi istituzionali, inclusi quelli durante le Giornate Federiciane. La chiusura positiva della conferenza di servizi, sancita dalla determinazione dirigenziale del 22 gennaio 2026, a firma del responsabile Suap dottor Glauco Caniglia, ha raccolto i pareri favorevoli di tutti gli enti coinvolti, tra cui la Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio (che ha dato l’ok a fine 2025), i vigili del fuoco, l’Asl di Brindisi e l’Ufficio tecnico comunale. La palla passa dunque ora ai cittadini e alla politica.

Sarà il Consiglio comunale, in definitiva, a dover ratificare (o rettificare con emendamenti) l’interesse pubblico dell’operazione e concedere la deroga urbanistica. Se l’assemblea cittadina darà il via libera, si potrà finalmente sancire la fine dell’isolamento del monumento simbolo della città, inaugurando una nuova fase in cui la gestione privata e la fruizione pubblica proveranno a convivere, portando potenziali benefici all’indotto turistico ed economico di Oria.

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