Dal carcere alla libertà nel giro di pochissimi giorni, anzi di pochissime ore. Un 72enne di Francavilla Fontana era stato condannato per aver maltrattato e perseguitato sua nuora, in combutta con suo figlio. Il presunto suocero ostile non si è attenuto alle prescrizioni e, a differenza del figlio e per un’altrettanto presunta distrazione, ha dunque dovuto trascorrere qualche giorno nella casa circondariale di Brindisi.
Fino a quando i suoi legali di fiducia non hanno fatto recriminato direttamente alla Procura, chiedendo un trattamento di giustizia. L’uomo – difeso dagli avvocati Angelo Di Mitri e Cosimo Letizia del Foro di Brindisi – è ad oggi un uomo libero, anche per aver recuperato nel frattempo i propri rapporti familiari che qualche anno fa parevano deteriorati.
Gli episodi oggetto di contestazione, infatti, risalgono al 2022. Quando la nuora del 72enne, esausta, decise di querelare sia suo genero che suo marito incaricando dapprima i carabinieri e di conseguenza la Procura di Brindisi d’interessarsi al suo caso. Ne scaturì un processo penale e gli avvocati optarono per un duplice patteggiamento: condanne limitate, dunque, tanto per il figlio quanto per il padre. Il che, anche a tutela di un nipotino per il nonno e di un figlio per il marito. Il tutto, però, ad alcune condizioni. Condizioni che sono state rispettate dal marito della denunciante ma non sono state del tutto rispettate dal suocero di lei.
Come detto, era il 2022. Da allora sono trascorsi quattro anni e, come si sa, in quattro anni i rapporti familiari possono mutare non necessariamente in peggio, ma nelle migliori delle ipotesi anche in meglio. E così è stato in questo caso. Il marito, anche nell’interesse del figlio, dopo aver scontato la propria punizione giudiziaria, è tornato d’amore e d’accordo con la moglie. Il suocero ha smesso, di conseguenza, di tormentare la nuora ma ha omesso un piccolo particolare: adempiere alle prescrizioni del giudice (Nicola Lariccia) assunte di concerto con la sostituta procuratrice (Livia Orlando). Di qui l’ordine di esecuzione della condanna emesso dall’ufficio esecuzioni penali della Procura di Brindisi, di cui si sono fatti carico i carabinieri in forza alla Compagnia della Città degli Imperiali: un anno e quattro mesi.
Gli avvocati Di Mitri e Letizia si sono messi sin da subito al lavoro per attenuare il problema, anche perché – nelle more del procedimento – i rapporti familiari sono tornati normali, non contraddistinti nel frattempo da screzi di alcun tipo. Le condanne, però, devono di per se stesse essere eseguite. Ed ecco allora, venerdì scorso, la doccia fredda: siccome il 72enne non si è attenuto pedissequamente alle prescrizioni del magistrato, secondo legge deve finire in carcere.
I suoi legali si sono opposti al provvedimento e hanno persino ottenuto per lui la libertà, ma non si esclude che nelle prossime ore potrebbe per lui scattare la detenzione domiciliare. Sempre meglio che stare in cella – ovvio – ma pur sempre una conseguenza che si sarebbe potuto evitare sforzandosi di eseguire quanto a suo tempo gli era stato prescritto dal giudice, e cioè di seguire un percorso ad hoc per evitare d’incappare in futuro in ulteriori episodi simili a quelli per i quali aveva scelto di patteggiare la pena.