Di seguito, la testimonianza di Carla Rodia, studentessa del liceo classico “Vincenzo Lilla” (V B) di Francavilla Fontana che dal 20 al 27 gennaio scorsi ha preso parte al viaggio del Treno della Memoria per Auschwitz e Birkenau, famigerati luoghi dell’orrore nazista:

A chi salirà su questo treno dopo di me,
a chi porterà sulle spalle il dono di testimoniare,
se state leggendo queste parole è perché state per vivere qualcosa che non si può spiegare del tutto, ma solo attraversare ed entrare in contatto con la verità.
Il Treno della Memoria non è un semplice viaggio: è un prima e un dopo.
Ho avuto la possibilità di riflettere, di ascoltare, di vedere ciò che i libri a volte ci portano a studiare con distanza.
Gratitudine è la parola che mi porterò dentro, grata alla vita che mi ha fatto vivere da spettatore e non da protagonista uno degli eventi più crudeli della storia.
Grata alla vita per darmi la fortuna, la consapevolezza della disumanità, delle atrocità che non si scoprono se non si vivono.
Scoprire i vari punti di vista, le emozioni e le sensazioni delle persone che si trovano schiacciate a causa dei potenti che per loro volontà decidono di impegnarsi in guerre, di coinvolgere i cittadini illudendosi e approfittandosene della loro ignoranza a scopi personali.
Comprendo il senso d’egoismo del potere con l’oppressione e l’abuso dei più deboli.
La visita ad Auschwitz e Birkenau è stata pesante, sì.
Un peso che non schiaccia, però, ma che resta addosso come una presenza silenziosa.
Camminare lì significa rallentare, abbassare la voce, ascoltare anche ciò che non viene detto.
In quei luoghi ho capito davvero.
Ho capito davvero cosa vuol dire la violenza, ho capito davvero il dolore, ho sentito io stessa gli schiaffi.
Dalle foto reali non era un umile trucco, non erano dei semplici attori, erano persone come noi.
Ho sentito il freddo della storia, il vuoto, l’ingiustizia.
È stato doloroso ma anche necessario e per questo, incredibilmente, bellissimo.
In mezzo a tutto questo, la vita ha continuato a scorrere.
Ho condiviso la stanza con altre otto persone: alcune le conoscevo già, altre pur essendo della mia stessa scuola non le avevo mai conosciute davvero.
È stato sorprendente scoprire come bastino pochi giorni, vissuti intensamente, per creare legami veri.
Tra notti corte, sguardi stanchi e parole dette sottovoce, si sono costruiti rapporti che porterò con me.
In quel poco spazio abbiamo condiviso molto più di un letto: emozioni, silenzi, fragilità.
Un grazie sincero va agli educatori, che con la loro simpatia, il loro modo di esserci e di prendersi spazio con gentilezza e anche sgridate necessarie sono entrati nel mio cuore.
Questo viaggio mi ha insegnato che la memoria non è qualcosa da conservare, ma da vivere e portare avanti.
A chi partirà auguro di lasciarsi attraversare da tutto questo, senza muri e di non avere paura della fatica emotiva, perché da lì nasce la consapevolezza.
Tornerete cambiati, magari in silenzio, magari agendo, ma sempre e comunque più pieni.
Con tutto il cuore,
una persona che in questo viaggio ha imparato ad essere testimone dei testimoni.