Il Comune di Oria dovrà difendere le proprie ragioni anche dinanzi al Consiglio di Stato: “Orm Ambiente Srl” ha impugnato l’ordinanza con cui il Tar Lecce ha deciso di non sospendere l’efficacia di un provvedimento di chiusura attività disposto mesi prima dal sindaco. Nello stabilimento di contrada Salinelle, fino a pochi mesi fa, avvenivano stoccaggio e movimentazione di sottoprodotti di origine animale. Così, l’ente ha anche nominato il proprio legale di fiducia per affrontare questo secondo grado cautelare.
Lo scorso 15 gennaio, nel respingere la richiesta di sospensiva, i giudici amministrativi salentini hanno stabilito che nel bilanciamento degli interessi in gioco deve prevalere in modo assoluto la tutela della salute pubblica e dell’ambiente rispetto alle esigenze economiche dell’impresa. Una pronuncia, per quanto in fase cautelare, che sembrava aver messo un punto fermo su una vicenda nata dalle numerose segnalazioni dei residenti esasperati dai miasmi.
“Orm Ambiente Srl” però non ci sta e, in attesa della trattazione nel merito, tenta di riavviare la produzione. Oggetto del ricorso è sempre il congelamento dell’ordinanza emessa dal sindaco Cosimo Ferretti il 23 ottobre dell’anno passato. Un’ordinanza nata da un accertamento di violazioni ambientali di notevole gravità, dettagliate in una comunicazione prodotta dal Secondo settore comunale, diretto dal responsabile Glauco Caniglia, in collaborazione col Comando di polizia locale diretto dalla comandante Maria Teresa Saracino.
Le inadempienze principali riguardano l’assenza della necessaria Autorizzazione unica ambientale (Aua). La relativa domanda sarebbe stata presentata all’Ufficio comunale con enorme ritardo, soltanto il 13 ottobre 2025, ben dopo l’inizio delle verifiche.
Il problema più grave, tuttavia, riguarderebbe la gestione dei reflui. Nonostante una precedente ordinanza sindacale (del luglio 2023) avesse già intimato a tutte le attività della Zona Pip l’obbligo di allacciarsi alla rete idrico-fognaria comunale entro un termine perentorio, la “Orm Ambiente Srl” avrebbe continuato a operare ignorando tale prescrizione.
Le conseguenze di questa – sempre presunta – negligenza si sarebbero presentate quali dirette e dannose per il territorio: la società non ha fornito la documentazione completa relativa allo scarico delle acque reflue assimilabili ai domestici (provenienti da una fossa Imhoff), impedendo la verifica sul corretto smaltimento degli stessi e sollevando il sospetto di sversamenti incontrollati nel terreno.
È stato invece accertato che gran parte delle acque meteoriche e di dilavamento della piattaforma di stoccaggio sarebbero state sversate direttamente nei terreni circostanti. Contestazioni, peraltro, già in precedenza oggetto dell’inchiesta “Sangue Amaro”. Di fronte a questa nuova iniziativa legale, l’amministrazione comunale con una determinazione dirigenziale ha formalizzato la costituzione in giudizio dell’Ente, affidando l’incarico di rappresentanza e difesa all’avvocato Francesco Baldassarre (lo stesso che aveva seguito il primo grado).
Per sostenere questa nuova fase del contenzioso, il Comune ha impegnato una somma complessiva di quasi cinquemila euro, necessaria a coprire le spese legali e a garantire che le ragioni dell’ente vengano adeguatamente rappresentate anche a Roma.
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