Cosparse di feci e urina il negozio della sua ex, ora confida nel patteggiamento ma a precise condizioni

Una gelosia morbosa trasformata in persecuzione, divieti imposti alla vita sociale della compagna e un’escalation di squallore culminata nell’aver cosparso di feci e urine la facciata del negozio della vittima. È una triste vicenda che arriva da un comune della provincia di Brindisi, dove una 58enne imprenditrice ha vissuto quasi un anno di terrore, nel periodo compreso tra il settembre 2024 e l’agosto 2025.

Al centro delle accuse c’è un 63enne di Grottaglie, ex compagno della donna, finito a processo per atti persecutori. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero della Procura di Brindisi, Mauron Gallone, l’uomo, mosso da una gelosia possessiva, avrebbe inizialmente cercato di isolare la compagna, impedendole di uscire con le amiche o di andare a ballare, accompagnando i divieti con insulti e minacce costanti.

La situazione non è migliorata con la fine della relazione. Anzi, nonostante un provvedimento di ammonimento emesso dal Questore, le vessazioni sono proseguite fino a un episodio che gli inquirenti definiscono un “disgustoso e folle agguato”. Una notte, il 63enne ha raggiunto l’attività commerciale della donna a Oria e ne ha deturpato la vetrina lanciando contro feci e urina: un gesto dispregiativo ed eclatante che ha segnato il punto di non ritorno e ha spinto la donna – parte offesa nel procedimento, assistita dall’avvocato Pasquale Franco Fistetti – a denunciare ai carabinieri non solo quell’episodio ma anche tutti gli altri precedenti, comprese umiliazioni ed epiteti pesanti. Ne sono scaturite un’indagine e la successiva imputazione da parte della Procura.

L’uomo, attualmente sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento con controllo tramite braccialetto elettronico, è comparso nei giorni scorsi davanti alla gup del Tribunale di Brindisi, Barbara Nestore. Dopo essersi visto respingere una prima richiesta di patteggiamento a otto mesi – pena ritenuta non congrua – l’imputato e il suo difensore hanno raggiunto con la pubblica accusa un nuovo accordo processuale: una pena di 12 mesi di reclusione. Tuttavia, la condanna è sospesa a una condizione imprescindibile: l’uomo dovrà dimostrare di aver avviato un serio percorso riabilitativo presso un centro specializzato per il recupero dei soggetti maltrattanti. Nella prossima udienza dovrà fornire la prova dell’effettivo inizio del programma; in caso contrario, l’accordo salterà e si procederà con il rito ordinario.

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