Assalto portavalori, posta in gioco alta: quasi sei milioni di euro. S’indaga su possibili legami tra mafia foggiana e Scu

Saranno interrogati per la convalida domani mattina, giovedì 12 febbraio, dalla gip del Tribunale di Lecce Tea Verderosa, Giuseppe Iannelli (39 anni) e Giuseppe Russo (62 anni), i due foggiani fermati nelle campagne salentine dopo l’assalto ai portavalori Battistolli di lunedì scorso. Il decreto firmato dal pubblico ministero Alessandro Prontera delinea un quadro di accuse pesantissimo che si spinge oltre la semplice rapina.

Le ipotesi di reato formulate a carico dei due uomini, entrambi con piccoli precedenti, sono una sfilza: tentato omicidio aggravato da motivi abietti, associazione di stampo mafioso, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, porto e detenzione di armi da guerra ed esplosivi.

Il punto focale dell’inchiesta è l’aggravante del metodo mafioso. Secondo il pm, la “strategia paramilitare” e la brutalità dell’attacco lasciano intendere una precisa collaborazione tra l’organizzazione mafiosa foggiana e la Sacra corona unita per il supporto logistico tra Brindisi e Lecce. Un’azione definita di una “violenza eclatante”, studiata per generare assoggettamento e omertà nella collettività e scoraggiare future collaborazioni con la giustizia.

L’inchiesta ha confermato che il commando mirava a un bottino enorme: quasi sei milioni di euro. Tuttavia, il piano è andato a vuoto per due ragioni: il tempestivo intervento dei carabinieri e, soprattutto, l’attivazione del sistema di sicurezza dei blindati che ha sprigionato la schiuma poliuretanica, bloccando il denaro in uno dei blindati (l’altro era di scorta, per un totale di sei guardie giurate).

I due fermati viaggiavano a bordo di una Jeep risultata rubata a Barletta il 31 gennaio. Nonostante il tentativo di occultare il mezzo sotto le fronde degli alberi tra Tuturano e San Pietro Vernotico, i fuggitivi sono stati individuati dall’elicottero che sorvolava la zona. Già in superstrada i banditi avevano aperto il fuoco con i Kalashnikov tra la gente, costringendo i furgoni a fermarsi prima di farne esplodere uno.

Mentre Iannelli e Russo restano in silenzio dietro le sbarre, i carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia continuano a setacciare le zone rurali lungo la statale 7-ter. La batteria criminale era composta da almeno otto persone, ma forse anche dieci: si sospetta che almeno due complici possano essere ancora nascosti nelle campagne salentine, mentre il resto del commando potrebbe essere riuscito a rientrare nel Foggiano, chissà se a bordo di una Alfa Romeo Stelvio che ancora manca all’appello. Su quel mezzo, secondo gli inquirenti, potrebbero trovarsi anche le armi da guerra utilizzate per l’assalto. L’attenzione dei militari è ora massima sull’analisi dei contatti telefonici e delle frequentazioni dei due arrestati per risalire ai basisti locali.

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