Assalto portavalori, convalidati fermi e carcere ma è battaglia legale sul possibile fronte mafioso

Si è conclusa con la convalida del fermo l’udienza davanti alla gip del Tribunale di Lecce, Tea Verderosa, per Giuseppe Iannelli (38 anni) e Giuseppe Russo (61 anni). I due presunti componenti del commando che lunedì scorso ha trasformato la statale 613 in un campo di battaglia restano nel carcere di Borgo San Nicola. Anche davanti alla giudice, i due indagati hanno scelto la linea del silenzio, la stessa adottata sin dai momenti successivi alla cattura nelle campagne di Squinzano.

Il pubblico ministero Alessandro Prontera ha delineato accuse che spaziano dalla tentata rapina, al danneggiamento e alla resistenza, ma spicca l’accusa di tentato omicidio ai danni di due carabinieri di Cellino San Marco, bersagliati dai colpi di arma da fuoco durante l’inseguimento. Tuttavia è l’aggravante del metodo mafioso a spostare l’inchiesta su un livello superiore. Secondo gli inquirenti, la pianificazione paramilitare e la brutalità dell’azione non solo richiamano la criminalità organizzata foggiana, ma suggeriscono un supporto logistico locale della Sacra corona unita. Modalità così eclatanti da essere finalizzate, secondo la tesi accusatoria, a generare assoggettamento e omertà nell’intera collettività.

I dettagli dell’assalto rivelano una precisione quasi cinematografica, vanificata solo da un mix di tecnologia e prontezza dei militari. Il bottino nel mirino della banda ammontava – come scritto in precedenza – a quasi sei milioni di euro. I banditi avevano curato ogni particolare: dall’uso di una Jeep rubata a Barletta a una Stelvio dotata di lampeggiante per simulare veicoli delle forze dell’ordine, fino al sequestro di kit di trucco (fondotinta per nascondere segni particolari), maschere, passamontagna, jammer per disturbare le comunicazioni e radio per intercettare le frequenze delle forze dell’ordine.

A far saltare il banco è stata l’attivazione del sistema antifurto dei blindati “Battistolli”, che ha inondato il denaro di schiuma poliuretanica rendendolo inasportabile, unita alla presenza fortuita di un vicebrigadiere fuori servizio dei carabinieri (Giuseppe Conte, di Oria, in forza al Nucleo radiomobile della Compagnia di Brindisi) che ha dato immediatamente l’allarme, dando inizio a un tallonamento durato chilometri.

I legali dei due indagati, gli avvocati Matteo Ciociola e Andrea Castronuovi, non si sono opposti alla convalida ma hanno annunciato possibili ricorsi al Riesame, in particolare per contestare l’aggravante mafiosa. Nel frattempo, resta altissima l’allerta nelle province di Brindisi e Lecce: i carabinieri proseguono i rastrellamenti per individuare gli altri membri del commando, almeno otto persone in tutto, che potrebbero ancora nascondersi tra i casolari della zona o aver trovato riparo nel Foggiano.

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