Omicidio Stasi – Appello per Candita, difesa: non sapeva dell’omicidio, perizia sul suo iPhone

Si è aperto davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Lecce il processo di secondo grado a carico di Cristian Candita, il 24enne di Francavilla Fontana condannato in primo grado all’ergastolo con isolamento diurno per l’omicidio di Paolo Stasi. Il 19enne fu freddato sull’uscio di casa con due colpi di pistola nel pomeriggio-sera del 9 novembre 2022. Una sentenza pesantissima, quella pronunciata il 24 giugno 2025 a Brindisi, che ora la difesa – rappresentata dall’avvocato Maurizio Campanino – punta a scardinare attraverso una mossa a sorpresa: l’analisi dell’iPhone dell’imputato.

Al centro della strategia difensiva c’è un paradosso tecnico. Durante le indagini condotte dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza e dai carabinieri, lo smartphone di Candita non era mai stato esaminato poiché privo del codice di sblocco. Il 27 febbraio 2024, però, l’imputato fornì spontaneamente in aula la sequenza per sbloccarlo: 858585. Nonostante il dispositivo sia da allora accessibile, nessun perito ha mai effettuato una copia forense dei dati. Per l’avvocato Campanino, quel telefono è la “scatola nera” che potrebbe salvare Candita dal fine pena mai.

La condanna di primo grado poggia sulla convinzione che Candita fosse pienamente consapevole del piano omicida dell’amico Luigi Borracino (esecutore materiale, minore all’epoca dei fatti e condannato a 16 anni). La difesa sostiene invece che Candita fosse convinto di accompagnare l’amico solo per una “gambizzazione” o per recuperare qualcosa (probabilmente stupefacenti o soldi, chissà). A supporto di questa tesi viene citata un’intercettazione ambientale del dicembre 2022 in cui Candita, parlando con la fidanzata di Borracino, confessava: “Quando abbiamo fatto quel fatto non ne sapevo veramente niente… ha detto: ‘Compà, dobbiamo andare che mi devo prendere le cose, e poi gli devo dare due colpi nelle gambe’. Ma io non capivo, capito?”.

Secondo la difesa, i dati GPS, le connessioni WiFi e i messaggi contenuti nell’iPhone potrebbero dimostrare che non vi fu alcuna premeditazione da parte di Candita e che i suoi spostamenti quel pomeriggio non coincidono con la pianificazione di un omicidio. “Si condanna un uomo all’ergastolo rifiutando di esaminare l’unica prova che potrebbe scagionarlo”, è il grido d’allarme dei legali.

Di parere opposto il procuratore generale Salvatore Cosentino, che ha definito superflua la perizia, ritenendo solidi gli elementi che hanno portato all’arresto dei due nel maggio 2023. La famiglia Stasi, parte offesa nel processo, continua a essere tutelata dall’avvocato Domenico Attanasi. La Corte, presieduta dalla giudice Teresa Liuni, dovrà ora decidere se riaprire l’istruttoria per dare voce a quel telefono rimasto muto per troppo tempo.

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