Giudice di Pace al collasso: pochissimi tra magistrati onorari e impiegati amministrativi, giustizia lentissima

Sette anni per una sentenza davanti al Giudice di Pace. Un’attesa infinita che trasforma il diritto in un miraggio e che fotografa il collasso di un ufficio ormai prossimo alla paralisi totale. È questo l’allarme rosso lanciato durante l’ultimo tavolo istituzionale tenutosi presso il Palazzo di Giustizia di Brindisi, dove i vertici della magistratura locale e dell’avvocatura si sono riuniti per affrontare una crisi d’organico senza precedenti.

La situazione descritta dal Presidente del Tribunale, Vincenzo Pietro Scardia, dal coordinatore dei giudici di pace Sergio Memmo e dalla presidente dell’Ordine degli avvocati, Daniela Faggiano, è drammatica. La pianta organica dei magistrati onorari prevedrebbe 14 unità, ma a Brindisi ne sono rimaste in servizio solo cinque. Una scopertura del 70% che rende impossibile gestire il flusso dei contenziosi. Non va meglio sul fronte del personale amministrativo: solo 8 dipendenti su 16 previsti presidiano le cancellerie. Proprio quest’ultimo è considerato il “punto di non ritorno”: senza cancellieri, anche l’eventuale nomina di nuovi magistrati risulterebbe inutile, poiché mancherebbe il supporto necessario per tradurre l’attività giuridica in atti e sentenze.

A rendere la situazione ancora più amara è il confronto con la vicina Taranto. Sebbene Brindisi gestisca circa 6.000 iscrizioni a ruolo l’anno, non ha ricevuto alcun rinforzo. Di contro, la sede ionica, con 9.000 cause, ha visto aumentare il proprio organico da 13 a 20 giudici. Una disparità di trattamento che l’avvocatura brindisina definisce “priva di logica organizzativa” e penalizzante per un territorio che ha già subito negli anni la chiusura di importanti sedi decentrate.

“Non è possibile che un processo dinanzi al Giudice di Pace richieda dai cinque ai sette anni”, denuncia l’avvocato Christian Gemma, portavoce di una delegazione supportata da centinaia di firme. Quelli che vengono definiti processi “minori” rappresentano in realtà la stragrande maggioranza del contenzioso civile e toccano da vicino la vita quotidiana dei cittadini.

Per evitare la chiusura definitiva del presidio, gli avvocati hanno indicato una via d’uscita immediata: attingere al bacino dei circa 40 “riservisti” della magistratura onoraria pugliese. Professionisti già formati e dichiarati idonei dalle Corti d’Appello di Bari e Lecce, che attendono solo di essere chiamati in servizio.

Il tavolo si è sciolto con l’impegno di inviare un’istanza d’urgenza al Ministero della Giustizia. Tuttavia, la mobilitazione forense resta attiva: l’obiettivo è scongiurare che il Giudice di Pace di Brindisi diventi un ufficio fantasma, dove il principio del “Giusto Processo” è ormai solo un ricordo sulla carta costituzionale.

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