Le fu rimosso il surrene sano e non quello malato. Un tragico errore, nato da un refuso burocratico e culminato in un intervento chirurgico irreversibile, approda nelle aule di giustizia. La Procura di Brindisi ha disposto la citazione diretta a giudizio per un chirurgo dell’ospedale “Perrino”, accusato di lesioni personali gravissime colpose in ambito sanitario. L’udienza predibattimentale è stata fissata per il prossimo 5 novembre dinanzi al giudice Simone Falerno.
La vicenda, che ha sconvolto la vita di una paziente originaria di Carovigno, trae origine da un paradosso clinico avvenuto nel settembre 2023. Dopo tutta una serie di accertamenti, si decise che la donna dovesse essere sottoposta a un intervento in laparoscopia per l’asportazione di una massa tumorale di circa quattro centimetri localizzata nel surrene destro. L’intervento fu eseguito senza complicazioni il 5 settembre di quello stesso anno, insomma un intervento riuscito.
Tuttavia, la sorpresa o meglio l’amara scoperta erano dietro l’angolo: il risultato dell’esame istologico fece emergere come i medici le avessero asportato il surrene sinistro, cioè l’organo perfettamente sano, lasciando invece intatto quello malato. La donna, che poi dovette rimuovere anche la ghiandola giusta, venne a saperlo soltanto 15 giorni dopo l’operazione quando fu convocata d’urgenza al Perrino. Qui il chirurgo spiegò la situazione e, costernato, si scusò per il palese scambio. Le scuse, ovviamente, non furono sufficienti a far tornare al suo posto il surrene sano e a rincuorare la sfortunata paziente.
Secondo la ricostruzione a suo tempo effettuata dal pubblico ministero Raffaele Casto (nel frattempo trasferitosi alla Procura di Taranto) l’errore sarebbe scaturito – appunto – da un macroscopico refuso contenuto in un referto medico stilato precedentemente presso l’ospedale “Camberlingo” di Francavilla Fontana.
Sebbene nel corpo del referto Tac si facesse correttamente riferimento alla lesione sul lato destro, nelle conclusioni del documento veniva consigliata una “surrenectomia sinistra”. Un errore di battitura che si è trasformato in un verdetto errato quando il chirurgo del “Perrino”, secondo l’accusa, avrebbe dato indicazione per l’intervento basandosi esclusivamente sulle conclusioni del referto, senza approfondire gli esami radiologici originali che avrebbero chiarito l’esatta posizione del tumore.
Le indagini, avviate dopo la denuncia presentata dalla vittima presso la stazione dei carabinieri di Carovigno, si sono avvalse del sequestro delle cartelle cliniche e di numerose testimonianze del personale sanitario. La paziente, assistita dall’avvocata Sandra Di Monte, figura nel decreto di citazione come unica persona offesa, ma non si esclude che nell’udienza di novembre anche i suoi congiunti possano costituirsi parti civili per il danno riflesso subito. Il processo dovrà ora stabilire il grado di responsabilità del chirurgo e se la “fiducia” riposta in un referto palesemente contraddittorio possa costituire una colpa professionale grave, in un caso di malasanità che appare, nei fatti, inconfutabile.