di Eliseo Zanzarelli
La prima vera crisi a palazzo di città. Due anni e nove mesi da quando Cosimo Ferretti è stato eletto per la terza volta sindaco di Oria. La prima volta col sistema elettorale dedicato ai comuni con meno di 15mila abitanti (e Oria, ambizioni a parte, tale risulta secondo i dati dell’ultimo censimento): per ogni candidato primo cittadino una sola lista a sostegno e 16 candidati consiglieri comunali, pari al numero degli eletti in Consiglio.
Qualcosa d’inedito per tutti che comporta pesi e contrappesi, talvolta rischi politico-amministrativi. Per dire: se gli assessori sono pescati tra i consiglieri eletti, è più difficile mandarli a casa semplicemente perché non tornano a casa ma tra i banchi del Consiglio comunale e magari – delusi – possono persino mettersi di traverso.
Un sistema che, insomma, può garantire al tempo stesso stabilità ovvero instabilità nel momento in cui – nel caso – si decidesse di procedere a un rimpasto per imprimere un’accelerata a un’azione amministrativa eventualmente ritenuta non soddisfacente in qualcuno o in ciascuna delle sue diramazioni.
Due anni e nove mesi senza cambi in Giunta sono probabilmente un record nella storia oritana. Qualcuno potrebbe pensare che l’amministrazione in carica stia facendo talmente bene da non abbisognare di alcuna modifica in corsa. È un’ipotesi, per quanto azzardata e – v’è da giurarci – non diffusa neppure tra gli addetti ai lavori.
Al di là di ciascuna considerazione di parte o super partes, è un fatto che da qualche tempo a oggi qualcosa o più di qualcosa nelle fila dei sostenitori – sulla carta – di Ferretti sia sia rotto.
È bene cominciare dalla fine o, per meglio dire, dall’ultimo – per quanto clamoroso – spunto d’attrito.
La prima e ormai ufficiale vera crisi amministrativa ha due precisi protagonisti: il vice sindaco Michele Locorotondo e l’assessore Domenico D’Ippolito.






Il primo, da anni residente da anni a Oria ma già assessore a Latiano, figura tecnica introdotta da Ferretti durante la campagna elettorale del 2023. Patti chiari – accettati dall’intera coalizione – amicizia lunga: nel caso di vittoria elettorale, Locorotondo sarebbe stato il braccio destro del sindaco. E così fu.
Il secondo, D’Ippolito, è un oritano verace – a volte sin troppo, ai limiti dell’istintività – e alle scorse amministrative si è affermato come recordman di voti (759 preferenze, al pari della record-woman Elena Marrazzi) che gli hanno fatto reclamare un doveroso posto nell’esecutivo, scegliendosi anche le deleghe: Lavori ubblici, Urbanistica, Sviluppo economico, Verde pubblico, Centro storico.
Negli ultimi tempi, D’Ippolito e Locorotondo hanno litigato o, meglio, hanno avuto delle divergenze di vedute. Le divergenze sarebbero sfociate in un alterco esclusivamente verbale nel piazzale di palazzo di città, dove in particolare D’Ippolito non le avrebbe mandate a dire al suo collega di Giunta.
La questione è finita nelle mani del sindaco, che oggi come oggi si trova a dover decidere su una questione banalmente inquadrabile in un aut aut: “o lui o me”.
Ferretti non avrebbe ancora ufficialmente deciso chi tenere o come comportarsi di fronte a una situazione imprevista ma comunque un po’ immaginabile.
D’altro canto – al di là dei presunti personalismi di D’Ippolito nel rivendicare i meriti del suo Assessorato e dell’ecumenismo di Locorotondo nell’attribuire ogni merito all’intera squadra di governo – le ragioni di frizione in seno al Ferretti-ter non erano mancate neppure prima.
Un piccolo passo indietro. Elezioni regionali del novembre 2025. L’assessora Marrazzi si candida alla Regione con Fratelli d’Italia col supporto di soltanto una parte della “sua” stessa maggioranza sindaco compreso; il presidente del Consiglio comunale Giancarlo Marinò sostiene la candidatura a consigliere regionale di Luigi Caroli in Fdi; la consigliera comunale di maggioranza Daniela Capone si candida in prima persona nella lista “Decaro Presidente” supportata da una parte dell’opposizione comunale; la consigliera comunale di maggioranza Silvia Conte si schiera apertamente a favore del consigliere regionale uscente (non rieletto) Fabiano Amati; si narra di una simpatia elettorale da parte del consigliere comunale di maggioranza Emilio Pinto nei confronti del consigliere regionale uscente (non rieletto) Maurizio Bruno; D’Ippolito vota e fa votare l’ex sindaco di Mesagne e presidente della Provincia Toni Matarrelli oltre che – a scanso di equivoci – anche la quota rosa a lui abbinata Isabella Lettori (Pd).
Dopo quella tornata, Marrazzi riporterà un buon risultato personale (come del resto, in proporzione, Capone) ma non risulterà eletta per un pugno di voti: conti alla mano, voti mancanti riconducibili ai variegati – eppur sempre legittimi – diversi orientamenti dei suoi stessi alleati. Va da sé che anche in quest’occasione qualche scricchiolio non sia mancato salvo il prevalere – così si dice – della ragion di Stato.
Sempre procedendo a ritroso, qualche mugugno non era mancato neppure all’indomani della trionfale (per Ferretti) campagna elettorale della primavera 2023 quando i posti al sole erano pochi e le ambizioni tante.
Già allora, elette ed eletti fecero scudo contro l’intromissione di ulteriori elementi esterni (peraltro, disinteressati in quanto impegnati e soddisfatti dalla propria occupazione professionale) nella squadra di governo cittadino. Ci fu una sorta di “accapigliarsi” interno risolto in modo semplice, men che cencelliano: si pescò tra i più suffragati e, in caso di parità, persino in base al loro posizionamento in lista.
Oltre che grazie al plebiscito nei confronti del futuro sindaco così nacque, crebbe e continua a svilupparsi o a involversi – a seconda dei punti di vista – questa terza esperienza di Ferretti al timone di palazzo di città.
Nelle prossime ore, però, qualcosa o qualcuno potrebbe cambiare. Il condizionale, ovviamente, è d’obbligo.
Sullo sfondo, intanto, questioni cruciali. Il nodo-castello solo per citare quella più evidente e dirimente.