Il futuro del castello torna ad accendere il dibattito pubblico a Oria. Nei giorni scorsi, Cosimo Schirinzi, cittadino ed ex dipendente comunale, ha protocollato in Comune una lettera aperta con la quale solleva dubbi sulla legittimità della proposta di cambio di destinazione d’uso del maniero da “Residenziale” a “prevalente categoria direzionale”.
Secondo Schirinzi, la proposta si scontrerebbe con la natura stessa del bene. Il Castello è attualmente censito nella categoria A/9 (Castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici), una classificazione che non descrive solo un utilizzo, ma la “natura intrinseca” dell’edificio.
La nota evidenzia come il Castello sia stato sottoposto a vincolo architettonico, archeologico e paesaggistico nella sua interezza sin dal 1939. Richiamando la giurisprudenza, l’ex dipendente comunale sottolinea che non è possibile distinguere tra parti monumentali e non, né applicare classamenti diversi (come l’A/10 per uffici o il C/1 per attività commerciali) a singole porzioni di un immobile vincolato unitariamente.

Un punto del documento riguarda l’obiettivo di insediare un’attività di ristorazione nel maniero. Schirinzi chiarisce una distinzione normativa – sempre a suo dire – fondamentale: il codice dei beni culturali ammette servizi di ristorazione saltuari per il pubblico (compatibili con la categoria A/9), ma l’apertura di un vero e proprio “ristorante” inteso come attività imprenditoriale richiederebbe il passaggio alla categoria C/1. Tale mutamento, si legge nella nota, sarebbe giuridicamente impossibile data la prevalenza del vincolo storico-artistico.
Oltre alle questioni urbanistiche, Schirinzi richiama il Comune a un dovere di vigilanza sulle sue proprietà. In particolare, segnala che nelle planimetrie allegate alla richiesta l’area esterna adiacente alla Torre del Cavaliere (su cui insiste la scala d’accesso) dovrebbe essere chiaramente indicata come “area pubblica”. Tale spazio, ricorda l’autore della nota, è di proprietà comunale e ha garantito per oltre settant’anni l’accesso collettivo alle torri.
“Ora la sorte del maestoso maniero è affidata alla responsabilità del Consiglio comunale”, conclude la lettera aperta, esortando i rappresentanti politici a una valutazione rigorosa per evitare quello che viene definito un azzardo normativo che priverebbe il simbolo di Oria del suo “orgoglio di essere un Castello certificato”.