Il Tribunale di Brindisi ha emesso nei giorni scorsi una sentenza che – salvo impugnazioni e diverse decisioni – potenzialmente modificherà la contratti per il personale sanitario della Puglia. Una sentenza che ha riconosciuto il diritto ai buoni pasto per due infermieri dell’ospedale Dario Camberlingo di Francavilla Fontana, cui però potrebbero aggiungersene altri.
La decisione della sezione lavoro accoglie le istanze di quella coppia di operatori sanitari professionali che per anni hanno prestato servizio in turni superiori alle sei ore senza ricevere alcun ticket sostitutivo della mensa (assente) o la possibilità di usufruire del servizio ristorazione in orari compatibili con le esigenze assistenziali. Per ciascun turno futuro e passato hanno diritto a un contributo pari a 4,15 euro, dal 2015 ai giorni nostri. Si comprenderà che in dieci e più anni diventerebbero tanti soldi – moltiplicati per ciascun operatore che li rivendicasse – ovviamente da spendere rigorosamente in pasti o spese negli esercizi convenzionati.
Il cuore della controversia legale ha riguardato l’applicazione di una vecchia norma regionale del 2008 (governatore era Nichi Vendola) che subordinava l’erogazione dei buoni pasto a rigidi equilibri di bilancio delle singole aziende sanitarie. Il giudice ha invece ribadito la prevalenza del contratto collettivo nazionale e della normativa nazionale, stabilendo che il pasto non è un semplice benefit economico ma una prestazione di natura assistenziale finalizzata al recupero delle energie psicofisiche del lavoratore.
Secondo la sentenza, quando l’attività lavorativa eccede la soglia delle sei ore giornaliere, l’azienda ha l’obbligo di garantire la pausa e il relativo sostentamento, indipendentemente dai vincoli finanziari locali. Per gli infermieri coinvolti nella vertenza di Francavilla Fontana il riconoscimento ha prodotto effetti economici rilevanti poiché – come anticipato – l’Asl di Brindisi è stata condannata a corrispondere gli arretrati maturati a partire dal 2015.
Questo significa che i lavoratori riceveranno il controvalore dei buoni pasto non percepiti negli ultimi dieci anni, sanando un vuoto che pesava significativamente sulle loro buste paga. La portata del provvedimento non si limita però ai soli ricorrenti ma apre la strada a migliaia di altri operatori del comparto sanità, inclusi tecnici e operatori socio sanitari, che si trovano in condizioni lavorative analoghe.
La pronuncia dei magistrati brindisini si inserisce in un solco giurisprudenziale sempre più consolidato che mira ad uniformare i diritti dei dipendenti pubblici pugliesi a quelli del resto d’Italia. Fino ad oggi la Puglia era rimasta una delle poche regioni in cui l’accesso ai buoni pasto era oggetto di frequenti dinieghi basati su interpretazioni restrittive delle leggi regionali.
Questa sentenza di fatto demolisce tali barriere, confermando che il benessere del personale sanitario e il rispetto dei tempi di riposo sono elementi essenziali per la corretta tenuta del servizio sanitario pubblico. La decisione rappresenta una vittoria significativa per le organizzazioni sindacali e per i legali che hanno sostenuto la causa – la vicenda è stata seguita e patrocinata dallo studio legale delle avvocate Tonia D’Oronzo e Alessandra Portaluri per conto della Fp Cgil Brindisi, con il supporto del segretario nazionale Luciano Quarta – sottolineando come la via giudiziaria sia diventata necessaria per ottenere il rispetto di norme contrattuali che avrebbero dovuto essere applicate automaticamente.
Ora l’attenzione si sposta sulle altre aziende sanitarie della regione, chiamate ad adeguarsi rapidamente a questo nuovo orientamento per evitare un’ondata di ricorsi che potrebbe gravare ulteriormente sulle casse pubbliche a causa delle spese legali e degli interessi di mora.
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