La Garante delle Persone Private della Libertà Personale della Provincia di Brindisi Valentina Farina, comunica che, nella giornata odierna, un detenuto ristretto presso la Casa Circondariale di Brindisi ha lasciato l’istituto penitenziario ed è stato preso in carico dai propri familiari.
La vicenda trae origine da una segnalazione urgente trasmessa al Tribunale di Sorveglianza di Lecce, con cui era stato rappresentato il rapido peggioramento delle condizioni di salute della persona detenuta, conseguente allo sciopero della fame intrapreso da diversi giorni.
Contestualmente, per la gravità della situazione e per garantire la massima attenzione istituzionale, la Garante ha ritenuto opportuno informare anche il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, trasmettendo la segnalazione relativa alla situazione sanitaria e alle criticità emerse.

Il quadro clinico, progressivamente aggravatosi, ha reso necessario un immediato intervento di valutazione, anche alla luce del concatenarsi di eventi e di questioni giuridiche particolarmente complesse, che hanno richiesto un’attenta ricostruzione sotto il profilo procedurale e giurisprudenziale.
Nel corso della vicenda sono infatti emerse criticità legate alla corretta identificazione anagrafica del soggetto — con riferimento al nome di origine — nonché a precedenti sviluppi processuali connessi a un fermo e alla mancata comparizione di difensori nominati nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato. Circostanze che hanno contribuito a determinare una situazione giuridica articolata e meritevole di approfondimento.
La situazione è stata seguita in un quadro di collaborazione istituzionale, grazie alla prontezza e alla professionalità della medicina penitenziaria, dell’équipe sanitaria, educativa, assistenziale e psicologica, nonché degli agenti della Polizia Penitenziaria, che hanno garantito monitoraggio e assistenza durante l’evoluzione della vicenda.
Il provvedimento adottato rappresenta una valutazione specifica e individuale da parte dell’Autorità giudiziaria, basata sulle condizioni sanitarie accertate e sulle peculiarità del caso.
La Garante precisa inoltre che resta pienamente ferma la competenza dell’Autorità giudiziaria sul procedimento penale pendente, che proseguirà secondo le ordinarie regole previste dall’ordinamento.
La Garante provinciale esprime apprezzamento per l’attenzione e la tempestività dimostrate dal Tribunale di Sorveglianza di Lecce, che hanno consentito di affrontare con rapidità una situazione sanitaria divenuta critica, e ringrazia tutto il personale dell’istituto penitenziario per la collaborazione e il senso di responsabilità dimostrati.
In questa vicenda emerge con forza anche la dimensione umana della persona detenuta: la dignità con cui ha affrontato la propria condizione, il senso di orgoglio nel rivendicare di essere ascoltato dalla giustizia e l’attenzione costante a non arrecare ulteriore sofferenza ai propri familiari. Lo sciopero della fame è stato vissuto come una scelta estrema, quasi come un’attesa silenziosa della morte, nel solo principio di poter essere ascoltato e riconosciuto nel proprio diritto di giustizia.
Proprio per questo il dialogo tra istituzioni, medicina penitenziaria e magistratura rappresenta l’unico strumento capace di ricondurre anche le situazioni più drammatiche nell’alveo dello Stato di diritto, dove la tutela della vita, della dignità e della legalità restano principi inseparabili.