Dal barcone all’università: panettiere di giorno, studente a sera. L’esemplare storia di Diallo

Un viaggio iniziato su un barcone verso Lampedusa nel 2023 e culminato oggi tra i banchi dell’Università di Bari. Quella di Diallo Abdourahamane, 32enne originario della Guinea, è una storia di riscatto nata a Torre Santa Susanna. Fuggito dal suo Paese per sottrarsi alla dura repressione politica che aveva colpito gli oppositori del regime del presidente Alpha Condé, Diallo ha affrontato le difficoltà del viaggio migratorio con la consapevolezza di chi cerca un futuro lontano dal pericolo e dalla negazione dei diritti.

Giunto in Italia, il suo percorso di accoglienza è passato attraverso il progetto SAI Sadaka di Torre Santa Susanna. È qui che ha trovato non solo un rifugio, ma un tessuto sociale e un’amministrazione comunale pronti a scommettere sul valore dell’inclusione come motore di crescita per l’intera collettività. La sua determinazione non è mai venuta meno, nemmeno nei momenti più duri, quando ha dimostrato una resilienza fuori dal comune. Per Diallo, la giornata tipo è diventata una sfida costante fatta di sacrifici e ambizioni: il lavoro in panetteria al mattino e lo studio sui libri la sera.

La sua dedizione è stata premiata. Grazie al riconoscimento dei titoli di studio già conseguiti in Guinea, dove si era laureato in Scienze del Linguaggio, e al supporto di una borsa di studio erogata dall’Università di Bari, Diallo ha ufficialmente iniziato il suo nuovo percorso accademico in Lingue e mediazione internazionale. Si tratta di un percorso che potrà chiudere un cerchio e aprirne un altro, trasformando la sofferenza di un passato doloroso in una speranza concreta per il futuro.

Il percorso di Diallo rappresenta un esempio di come il coraggio e l’impegno individuale possano sposarsi con politiche di accoglienza efficaci. La comunità di Torre Santa Susanna lo ha accolto con affetto, riconoscendo nel suo desiderio di apprendere e di lavorare una risorsa preziosa. Quella di Diallo non è solo la cronaca di un successo personale, ma un monito su quanto l’integrazione sia un processo bidirezionale, fatto anche di persone che cercano di ricostruire la propria dignità e di una società civile anche capace di offrire loro gli strumenti per farlo.

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