«Intascò gioiello durante sopralluogo», carabiniere condannato a due anni di reclusione

Si è concluso con una condanna a due anni di reclusione il primo grado di giudizio per un vicebrigadiere dell’Arma dei carabinieri che era stato accusato di peculato durante un’attività di servizio a Francavilla Fontana. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal Tribunale di Brindisi – gup Vilma Gilli – a seguito di un processo celebrato con il rito abbreviato, formula che prevede di rinunciare al dibattimento ma di beneficiare do uno sconto pari a un terzo della pena in caso di condanna.

I fatti contestati risalgono al 18 ottobre 2024. In quella data, il militare – oggi 60enne – era impegnato in un controllo ispettivo presso un esercizio commerciale specializzato nell’acquisto di oro, un cosiddetto “compro oro” della Città degli Imperiali. Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura, approfittando del sopralluogo e degli accertamenti in corso all’interno del locale a seguito di un furto, il sottufficiale si sarebbe impossessato di un gioiello presente nell’attività in quanto dimenticato dai ladri.

Le indagini avviate dopo la sparizione dell’oggetto avevano portato gli inquirenti a concentrare l’attenzione sul comportamento del militare durante le verifiche. Sulla base degli elementi raccolti, il pubblico ministero aveva sollecitato una condanna più pesante rispetto a quella poi inflitta, chiedendo per l’imputato una pena di due anni e otto mesi di reclusione. Il giudice, pur confermando la responsabilità penale del vicebrigadiere in questo primo stadio processuale, ha ritenuto di quantificare la sanzione in due anni.

Di segno opposto la posizione della difesa, che ha respinto le accuse sin dalle prime fasi dell’inchiesta, sottolineando quelle che ritiene essere le fragilità del quadro probatorio. Secondo il legale del carabiniere, non vi sarebbe la certezza assoluta né sulla provenienza del gioiello – ovvero se appartenesse effettivamente allo stock del negozio oggetto del controllo – né sull’effettiva sottrazione materiale da parte del suo assistito. Contestato anche il peculato: quel bene non sarebbe stato nella disponibilità dell’amministrazione pubblica.

Nonostante la condanna, la vicenda giudiziaria potrebbe essere lontana dalla parola fine. La difesa potrà infatti impugnare il verdetto nei successivi gradi di giudizio – una volta appresa la motivazione, riservata in 90 giorni – per ribaltare la decisione del Tribunale brindisino. Nel frattempo, oltre al percorso nelle aule di giustizia, la posizione del militare resta al vaglio dell’Arma dei carabinieri per le inevitabili valutazioni di carattere disciplinare che seguono episodi di tale gravità. Per il principio della presunzione di innocenza, l’imputato non può essere considerato colpevole fino a quando non interverrà eventualmente una sentenza definitiva.

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