Il giudice ha deciso: non ci saranno parti civili nel processo per direttissima a carico del 47enne titolare di un autosalone dell’usato con sede a Francavilla Fontana, arrestato lo scorso 11 gennaio al culmine di un alterco con agenti della polizia locale e carabinieri. Né i tre agenti, né i due militari, né tantomeno il Comune si sono potuti costituire a causa – pare – di un errore procedurale o, meglio, di tempistica.
Nel corso dell’udienza tenutasi nella giornata dell’altro ieri, il giudice monocratico del tribunale di Brindisi, Leonardo Convertini, ha di fatto estromesso dal procedimento tutte le parti offese che avevano richiesto di costituirsi parte civile.
Nessun risarcimento all’orizzonte, dunque. Un colpo di scena dettato da rigorose ragioni procedurali, che apre ora la strada a una possibile risoluzione alternativa della vicenda, dato che la difesa ha formalizzato la richiesta di messa alla prova per l’imputato. L’intera vicenda, che aveva destato non poco scalpore nella comunità cittadina per le sue concitate modalità, ha origine da un controllo stradale di routine. Tutto ebbe inizio quando gli agenti della polizia locale notarono un’autovettura in vendita, ma sprovvista della necessaria copertura assicurativa, parcheggiata in evidente divieto di sosta.
La contestazione della violazione innescò una reazione forse spropositata da parte del commerciante. I toni si accesero rapidamente e in maniera del tutto incontrollabile, costringendo la pattuglia a richiedere con urgenza l’ausilio dei carabinieri. Fu in questo frangente, durante una baraonda generale, che la situazione sarebbe degenerata: un militare dell’Arma, intervenuto in un secondo momento in supporto ai colleghi della municipale, sarebbe stato colpito al volto da una violenta testata sferrata dal 47enne. Al termine della colluttazione, lo stesso carabiniere, gli agenti della polizia locale e il titolare dell’autosalone furono costretti a ricorrere alle cure mediche presso il pronto soccorso dell’ospedale Camberlingo, dove furono tutti formalmente refertati.
L’episodio costò all’uomo l’arresto immediato e la successiva sottoposizione al regime dei domiciliari, in attesa della prima udienza del giudizio direttissimo. Tuttavia, la complessa macchina della giustizia fece registrare un primo, importante ribaltamento già alla fine del mese di gennaio. Accogliendo il ricorso presentato dal difensore dell’imputato, l’avvocato Michele Fino, il Tribunale del Riesame annullò il 30 gennaio l’ordinanza di convalida emessa in precedenza dal giudice per le indagini preliminari. In attesa del deposito delle motivazioni del provvedimento, l’imprenditore fu rimesso in totale stato di libertà, condizione in cui si trova tuttora.
Una decisione su cui pesò indubbiamente pesato anche la versione fornita dall’indagato stesso. L’uomo, pur non avendo negato gli addebiti principali e ammettendo di aver reagito in maniera decisamente scomposta alle fasi dell’arresto, dichiarò di essere stato a sua volta vittima di una violenza fisica. Sostenne (e sostiene) infatti di aver ricevuto un morso al sopracciglio durante le fasi più concitate del fermo, un dettaglio che, a suo dire, troverebbe pieno riscontro nel referto medico stilato dai sanitari dell’ospedale cittadino.
Si è arrivati così all’udienza dell’altro ieri. Il legale della difesa ha sollevato un’eccezione formale opponendosi fermamente alla costituzione di parte civile dei rappresentanti delle forze dell’ordine e dell’ente. Un’opposizione che ha trovato pieno accoglimento da parte del giudice Convertini, il quale ha sancito la tardività delle istanze presentate, rigettandole in toto. Incassato questo risultato, e dopo aver già invocato i termini a difesa nella prima udienza per studiare il fascicolo, l’avvocato Fino ha giocato la sua carta principale, chiedendo per il suo assistito l’ammissione all’istituto della messa alla prova.
Qualora venisse concessa, questa misura consentirebbe all’imprenditore di estinguere il reato attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità e un percorso di reinserimento sociale, evitando così una potenziale condanna. Il tribunale si è riservato di decidere e scioglierà ogni riserva nella prossima udienza, già calendarizzata per il 19 maggio. Entro quella data, il giudice dovrà acquisire e valutare il parere e il programma di trattamento elaborato dall’Ufficio di esecuzione penale esterna, incaricato di verificare la fattibilità e la congruità del percorso riparativo proposto.