Maxi rissa in piazza, fioccano condanne per entrambe le fazioni che si fronteggiarono

Quattro condanne per rissa e una per favoreggiamento personale. Si è chiuso così in primo grado il cerchio intorno a una notte particolarmente movimentata andata in scena nell’estate di cinque anni e mezzo fa tra le due principali piazze del centro di Oria. L’altro ieri, la giudice del Tribunale di Brindisi Anna Guidone ha inflitto un anno a testa per rissa a un uomo di 56 e a una donna di 48 (fratello e sorella) e anche un 30enne e un 63enne (padre e figlio), tutti di Oria. Condanna a un anno e sei mesi per favoreggiamento personale, invece, per un 50enne (imparentato coi secondi due) anch’egli oritano. In precedenza, un 35enne, sempre di Oria, era stato condannato – ormai in via definitiva – a cinque anni e due mesi di reclusione per quella stessa rissa ma anche per tentato omicidio e spari in luogo pubblico.

Quella notte folle – non a caso i carabinieri denominarono successivamente “Crazy Night” le loro indagini – fu vissuta nel cuore di Oria nelle primissime ore del mattino del 5 luglio 2020, l’inizio di una domenica d’estate in pieno periodo pandemico. Con le restrizioni da contenimento del virus diminuite grazie al periodo estivo, piazza Manfredi era ancora gremita di gente nonostante l’orologio segnasse ormai le 2.

Sembrava tutto scorrere tranquillamente quando all’improvviso scoppiò una lite furibonda nei pressi di uno dei numerosi locali pubblici dell’agorà. L’origine fu poi ricostruita in vecchie ruggini tra un paio di diverse famiglie, legate a relazioni sentimentali e di amicizia incrociate e da qualcuno degli imputati mal digerite.

Dalle parole si passò rapidamente alle vie di fatto, con la formazione di due opposte fazioni che diedero vita a un parapiglia caratterizzato da spintoni, pugni, calci e dal lancio di sedie e sgabelli. L’intervento delle pattuglie dei carabinieri sembrò riportare la situazione alla normalità, ma si trattò soltanto di una tregua apparente. Poche ore dopo la rissa, intorno alle quattro del mattino, la violenza culminò in via Manduria con l’esplosione di cinque colpi di pistola.

A fare fuoco – stando a quanto emerso a processo – fu il 35enne, il quale intendeva colpire fratello e sorella rivali. Nel buio, tuttavia, i proiettili finirono per infrangere il lunotto posteriore di una Fiat Punto in transito, a bordo della quale viaggiava una coppia di giovani del posto del tutto estranea alla contesa.

Le indagini dei militari dell’Arma – al comando del luogotenente Roberto Borrello e coordinati dal sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro – portarono al trasferimento in carcere del 35enne e all’obbligo di dimora per altri quattro partecipanti alla rissa, oltre all’iscrizione nel registro degli indagati di un uomo accusato di favoreggiamento personale per aver tentato di fornire una versione di comodo e sviare le indagini.

Il 35enne, difeso dagli avvocati Dario Budano e Pasquale Annicchiarico, scelse l’abbreviato: condanna in primo grado a otto anni e sei mesi, rideterminata a cinque anni e due mesi in appello (confermata dalla Cassazione).

Dell’altro ieri, invece, le restanti condanne inflitte dalla giudice del Tribunale di Brindisi Guidone, che si è riservata 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Dopodiché gli avvocati Raffaele Pesce (che difende 30enne, 63enne e 50enne) e Francesco Mancini (per 56enne e 48enne) potranno ricorrere in appello, forti di linee difensive che in parte sono comunque state accolte dall’organo giudicante di prime cure.

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