“Intelligenza artificiale e giustizia”, interessante approfondimento a Castello Imperiali: «Nessuna macchina potrà mai sostituire l’avvocato»

Il futuro della professione forense e le sfide poste dall’innovazione tecnologica sono stati al centro del dibattito durante il convegno “Intelligenza artificiale e giustizia”, ospitato ieri (venerdì 13 marzo) nella suggestiva cornice della Sala Belvedere del Castello Imperiali. L’iniziativa, che ha registrato una partecipazione numerosa e qualificata, è nata dalla sinergia tra il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Brindisi e l’Assessorato al Contenzioso del Comune di Francavilla Fontana.

Come sottolineato da Domenico Attanasi, nella sua duplice veste di consigliere dell’Ordine degli avvocati di Brindisi e assessore al Contenzioso del Comune di Francavilla, il tema interroga profondamente non solo il diritto, ma l’intero sistema giustizia. Dopo i saluti del sindaco Antonello Denuzzo (anch’egli avvocato) e di Daniela Faggiano (presidente dell’Ordine di Brindisi) e l’intervento di Giuseppina Santomanco (consigliera segretaria dell’Ordine stesso), la riflessione si è snodata attraverso i contributi di due relatori di assoluto rilievo. Il dottor Luca Caputo, magistrato del lavoro presso il Tribunale di Trani, ha analizzato i contenuti della Legge n. 132/2025, mettendo in guardia contro i rischi di un uso improprio degli algoritmi nel processo. Parallelamente, l’avvocato Gianpiero Iaia, Presidente del Consiglio Distrettuale di Disciplina, ha richiamato i colleghi ai doveri di competenza e controllo, ribadendo che l’uso dell’IA richiede oggi una consapevolezza deontologica ancora più rigorosa.

Dall’incontro è emersa con forza una prospettiva chiaramente antropocentrica. Sebbene l’innovazione tecnologica sia incoraggiata, la normativa attuale e la prassi forense devono muoversi all’interno di una vera e propria riserva di umanità. L’intelligenza artificiale va intesa come un prezioso strumento di supporto per la ricerca giuridica e l’organizzazione del lavoro, ma la responsabilità della decisione e del patrocinio resta pienamente umana e non delegabile a un software.

Il punto fermo della riflessione guidata da Attanasi è che nessuna macchina potrà mai sostituire l’avvocato. Il processo, per sua natura, è un fatto profondamente umano che richiede la capacità di cogliere sfumature, contraddizioni e complessità tipiche della condizione umana, elementi che sfuggono alla logica binaria di un calcolatore. La grande affluenza dei professionisti del settore conferma quanto sia sentita l’esigenza di governare questa trasformazione, affinché l’IA rimanga un’opportunità e non diventi un’insidia per la tutela dei diritti.

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