L’alba di oggi ha portato con sé un terremoto giudiziario nel capoluogo brindisino e nella sua frazione di Tuturano. Sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, la Squadra mobile di Brindisi ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione denominata “Colemi”, che vede al centro pesanti accuse di estorsione aggravate dal metodo mafioso. Tra i nomi dei tre soggetti condotti in carcere spicca quello di Pietro Guadalupi, 35enne residente a Tuturano e volto noto della politica locale, avendo ricoperto in passato la carica di presidente del Consiglio comunale di Brindisi ed essendo stato tra i nomi in lizza per la candidatura a sindaco alle elezioni amministrative del 2023. Insieme a lui, i poliziotti hanno arrestato il 58enne Adriano Vitale e il 41enne Mauro Iaia, mentre una quarta persona risulta attualmente irreperibile.
L’inchiesta odierna rappresenta un’importante evoluzione di un percorso investigativo già avviato nel settembre del 2025, quando un blitz portò all’arresto di Salvatore Buccarella, figura storica e carismatica della Sacra Corona Unita. Quell’indagine aveva già messo in luce le tensioni interne alla frangia tuturanese del clan, divisa tra la vecchia guardia e i gruppi emergenti pronti a scalare le gerarchie. Sebbene Buccarella sia attualmente detenuto, risulta indagato a piede libero anche in questo nuovo filone che ha visto l’impiego di oltre 50 agenti, supportati da unità cinofile, tiratori scelti e un elicottero del Reparto Volo di Bari, a testimonianza della delicatezza e della pericolosità del contesto criminale monitorato.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, basata sulle indagini coordinate dalla pm Carmen Ruggiero e avallate dalla gip Maria Francesca Mariano, Iaia avrebbe ricoperto un ruolo di spicco all’interno dell’organizzazione. Storicamente vicino al boss Raffaele Martena, Iaia avrebbe riconosciuto il ruolo direttivo dei fondatori del clan al loro ritorno in libertà, partecipando a riunioni operative e mettendo a disposizione del sodalizio le proprie conoscenze nel mondo dell’imprenditoria e della politica locale. Questo ponte tra la criminalità organizzata e il tessuto sociale avrebbe permesso al clan di incrementare il proprio potere di controllo sul territorio, facilitando la pianificazione e l’esecuzione di diverse attività estorsive.
Proprio una di queste estorsioni coinvolgerebbe direttamente Pietro Guadalupi. Gli inquirenti sostengono che l’ex esponente politico avrebbe ricevuto l’ordine di mettersi in contatto con la frangia storica del clan per facilitare un incontro con un imprenditore edile impegnato nella manutenzione di alcuni canali nella zona di Tuturano. L’obiettivo era costringere la vittima a versare un “pensiero” di cinquecento euro come dazio per poter lavorare in quell’area. La minaccia non sarebbe stata esplicita, ma basata sulla chiara evocazione della caratura criminale del gruppo e sulla presunta vicinanza a clan attivi nei paesi limitrofi, come Torre Santa Susanna. Guadalupi avrebbe non solo organizzato l’incontro, ma sarebbe stato presente anche al momento della riscossione della somma.
Il quadro accusatorio si completa con altri due episodi estorsivi contestati a Vitale e Iaia, che avrebbero agito in concorso con soggetti già finiti in manette lo scorso autunno. In un caso, una famiglia di imprenditori edili sarebbe stata costretta a pagare una tangente di 3mila euro per lavori ottenuti sul territorio, sotto la velata minaccia di danneggiamenti alle attrezzature di cantiere. In un altro caso, le mire del clan si sarebbero spostate sul settore agricolo: un’azienda impegnata nella lavorazione della paglia sarebbe stata taglieggiata con la richiesta di mille euro a titolo di “pensiero”, a cui si aggiungeva l’imposizione di una quota di due euro e cinquanta per ogni balla lavorata. In questa circostanza, la minaccia di dare alle fiamme i macchinari agricoli sarebbe stata formulata in modo esplicito per piegare la resistenza degli imprenditori.
Nonostante la gravità degli elementi raccolti attraverso strumenti di indagine all’avanguardia, resta fondamentale sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere confermate nelle sedi giudiziarie competenti e, per tutti gli indagati, vige il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. Resta tuttavia il forte impatto sociale di un’operazione che torna a evidenziare le pericolose connessioni tra frange della criminalità organizzata e segmenti della vita pubblica e produttiva del brindisino.