Svolta nelle indagini sulla rapina consumata lo scorso settembre nei pressi della villa comunale di Fasano. Nella mattinata dell’11 marzo 2026, i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Fasano hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di due giovani del luogo, di 28 e 26 anni.
I fatti: terrore alle prime luci dell’alba
La vicenda risale alla notte del 7 settembre 2025. Intorno alle 4:30 del mattino, un giovane della provincia di Taranto si trovava in attesa di un pullman vicino alla villa comunale quando è stato avvicinato da due individui. I malviventi, agendo a volto scoperto, lo hanno minacciato con un coltello e due pistole, costringendolo a consegnare i 50 euro che custodiva nel portafoglio. Subito dopo il colpo, i due si erano dileguati a piedi facendo perdere le proprie tracce.
Le indagini e le prove
Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Brindisi su richiesta della locale Procura della Repubblica, si fonda su un solido quadro indiziario raccolto dai militari dell’Arma. Gli elementi chiave che hanno portato all’identificazione dei sospettati includono:
- La testimonianza della vittima: una denuncia dettagliata che forniva una descrizione precisa dei due aggressori.
- La videosorveglianza: l’analisi accurata delle immagini delle telecamere di zona, che ha permesso di ricostruire i movimenti dei soggetti prima e dopo la rapina.
- Le perquisizioni domiciliari: Il rinvenimento di indumenti corrispondenti a quelli indossati durante il delitto e della radio portatile utilizzata dai rapinatori.
I due indagati erano già noti alle forze dell’ordine, fattore che ha agevolato la loro identificazione.
Il provvedimento cautelare
Il gip ha ravvisato una spiccata pericolosità sociale negli indagati, sottolineando come abbiano agito armati approfittando della particolare vulnerabilità della vittima in quell’orario notturno. Per queste ragioni, è stata ritenuta idonea la misura degli arresti domiciliari.
Come previsto dalla legge, per entrambi vige il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva. Il coordinamento delle indagini è stato affidato al Procuratore della Repubblica reggente, Antonio Negro.