Di seguito una riflessione da parte dell’avvocato penalista Domenico Attanasi (consigliere dell’Ordine di Brindisi) a margine del risultato referendario:
Ci sono momenti in cui la politica sembra premiare più la semplificazione che la competenza, più la capacità di parlare alla pancia delle persone che la volontà di approfondire davvero le questioni. La rappresentazione di pericoli immaginari, quando riesce a fare leva sulla credulità e sulle emozioni, finisce spesso per risultare più efficace di qualsiasi argomentazione fondata.
In questa vicenda referendaria, però, si è andati oltre. Milioni di persone si sono sentite parte di qualcosa di più grande, coinvolte in una sorta di chiamata alle armi in difesa della Costituzione, come se ciascuno fosse investito di una missione. Un clima che non nasce per caso, ma che è il prodotto di una campagna comunicativa ben costruita e, allo stesso tempo, di esternazioni infelici provenienti anche da chi avrebbe dovuto contribuire a mantenere equilibrio e chiarezza.
Dentro questo contesto complesso, il ruolo dell’Avvocatura ha mantenuto una sua coerenza. Senza scorciatoie, senza inseguire il consenso facile, ma restando ancorata a ciò che ne definisce l’identità: il rispetto del Codice deontologico, fatto di dignità, decoro, competenza e verità. È un modo di stare nello spazio pubblico che può apparire meno efficace sul piano della comunicazione, ma che rappresenta l’unico realmente compatibile con la funzione che siamo chiamati a svolgere.
Si può anche perdere una battaglia, e forse, per chi vive il diritto penale (e l’idea del giusto processo) come vocazione, questa aveva un peso particolare, ma resta il modo in cui la si è affrontata. E, in questo senso, la sensazione è che sia stata comunque offerta una lezione di stile, fatta di misura, rigore e rispetto. Un patrimonio che, al di là dell’esito, continua ad avere un valore.