Omicidio Legrottaglie, medico legale: singolo colpo da distanza superiore al mezzo metro

Un singolo proiettile, esploso da una distanza superiore ai 50 centimetri, ha spezzato la vita del brigadiere capo Carlo Legrottaglie (originario di Ostuni e in servizio al Norm di Francavilla Fontana). È la verità scientifica, nuda e drammatica, emersa nell’aula Metrangolo del Tribunale di Brindisi durante l’ultima udienza (di ieri, 24 marzo 2026) del processo in Corte d’Assise per l’omicidio del militare, avvenuto il 12 giugno nelle campagne di contrada Tiberio, a Francavilla Fontana.

A ricostruire quegli istanti fatali, con la freddezza necessaria alla professione ma con un impatto emotivo palpabile in aula, è stato il medico legale Domenico Urso. Davanti ai giudici, alla vedova Eugenia e al brigadiere Costanzo Garibaldi – che quel giorno si trovava in pattuglia con Legrottaglie – il consulente tecnico ha illustrato gli esiti dell’ispezione cadaverica e dell’autopsia. Il quadro che ne emerge è quello di un’esecuzione rapida: un solo colpo di arma da fuoco che non ha lasciato scampo al sottufficiale dell’Arma.

Il medico legale Domenico Urso

Il processo punta a fare luce sulle responsabilità dietro quel tragico conflitto a fuoco. Se l’esecutore materiale del delitto è stato identificato nel rapinatore Michele Mastropietro (successivamente deceduto), l’attenzione della Procura è oggi tutta sull’unico imputato alla sbarra: Camillo Giannattasio. Secondo la tesi sostenuta dal pubblico ministero Livia Orlando, il ferramenta di San Giorgio Jonico (Taranto) avrebbe avuto un ruolo di istigatore, spingendo Mastropietro all’azione violenta.

La corte

L’udienza si è aperta con il superamento di un’eccezione presentata dall’avvocato difensore Luigi Danucci, legale di Giannattasio, permettendo così l’escussione del medico legale. La relazione del dottor Urso ha cristallizzato la dinamica dell’uccisione, confermando che il colpo mortale è stato esploso da una distanza non ravvicinata, superiore al mezzo metro.

Il dolore della famiglia e il ricordo di quel “maledetto” 12 giugno continuano a segnare le tappe di un percorso giudiziario che cerca di dare giustizia a un servitore dello Stato caduto nell’adempimento del dovere. Il processo riprenderà il prossimo 26 maggio, quando verranno ascoltati nuovi testimoni per ricostruire i tasselli mancanti di una delle pagine più nere della cronaca recente della Città degli Imperiali.

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