di Alessandra Suma
Il 26 marzo si celebra l’immortalità di Igor Mitoraj, uno degli artisti più rappresentativi del XX secolo, presente con una maestosa opera alla mostra sul “Barocco e Neobarocco” , in corso nelle sale del Castello Imperiali di Francavilla Fontana.
Il capolavoro di Mitoraj esposto, intitolato “Ikaro”, è un volo libero e audace che incarna lo spirito dell’arte ellenistica, come molte delle sue creazioni. L’eclettico dipinto è eseguito combinando il moderno acrilico con la tecnica antica dell’encausto, per celebrare e realizzare un’arte contemporanea.
L’encausto è una modalità pittorica dei tempi passati, consistente nell’utilizzo di cera d’api mescolata a pigmenti colorati e resine, usata dall’artista negli ultimi periodi della sua vita.
Così le influenze dell’antica Grecia si arricchiscono di quelle innovative e si evolvono fino alla sovrapposizione di vecchio e nuovo. La cera sciolta e applicata sulla superficie, lavorata con strumenti speciali, crea effetti di texture e colori materici che rendono sensazioni, emozioni e condizioni come ardore e dolore.
L’opera trasmette un’emotivita’ che si allontana dalla sobrietà propriamente classica, pur incarnando lo spirito dell’arte ellenistica e richiamando le radici della nostra cultura, riconducibile alla Magna Grecia.
L’artista, noto per la sua capacità di “plagiare” l’arte classica, esalta lo stile dei nostri Padri con particolari d’effetto recuperati dall’antichità, creando opere suggestive che bussano alla mitologia. Il tema di Icaro, così presente nella sua produzione scultorea, assume una dimensione ancora più drammatica, forse presagio della fine imminente dell’artista.
La precipitosa caduta in un cielo bianco che diventa opaco, con le nuvole che si frammentano, è un’immagine potente.
Nuotando nell’aria, il ragazzo con le ali di cera, che osa troppo avvicinandosi al sole, nonostante gli avvertimenti paterni, è un simbolo dell’ambizione, dell’audacia giovanile e del superamento dei propri limiti, ma anche della caduta e della fine.
Il rosso del corpo di Icaro, tipico colore delle pitture antiche, qui rappresenta la passione, il coraggio e la voglia di azzardare, mentre il bianco del cielo rappresenta la cera che si scioglie e lo condanna. L’azzurro del mare in lontananza sembra inghiottirlo, creando un senso di tragedia e di inevitabilità. Le scrostature simboleggiano la pelle che si spacca per l’eccessivo calore di un corpo che taglia l’aria spessa, la nebbia fitta e le nubi pesanti, riducendo tutto in frammenti emblema del disgregamento del suo mondo, dell’esistenza terrena che finisce in pezzi. Lo strato di cera rievoca l’episodio e crea un ponte tra dentro e fuori, reale e immaginario, tela e atmosfera.
Quella patina sembra essere un elemento chiave nell’opera di Mitoraj, che crea un connubio tra diversi livelli di realtà e immaginazione. La cera, con la sua consistenza e la sua trasparenza, evoca l’idea di un velo che separa e unisce allo stesso tempo il mondo interno e quello esterno, segnando un confine tra dentro l’opera e fuori, tra il mondo della rappresentazione e il mondo reale. Sembra sfumare la distanza tra ciò che è reale e ciò che è immaginario, stabilendo un’atmosfera onirica e suggestiva.
Così la cera unisce la tela, il supporto fisico dell’opera, all’atmosfera che la circonda, creando un senso di continuità tra l’opera e lo spazio che la contiene.

È come se la cera fosse un elemento magico che permette all’artista di giocare con la soglia della realtà e dell’immaginazione, aprendo un universo unico in cui potersi addentrare. L’opera di Mitoraj esposta è un simbolo di libertà e di creatività, un’invocazione a superare i propri limiti e volare alto. La figura di Icaro incarna l’artista e coglie a pieno il travaglio della sua vita interiore.
Le ali di cera del giovane ardito sono un richiamo alla passione e alla determinazione dell’artista, che ha sempre cercato di superare i confini della tradizione e di sé stesso. Igor Mitoraj ebbe un’esistenza travagliata a causa di diverse sfide che affrontò nella sua vita. Nascendo proprio oggi, in un campo di prigionia in Germania, durante la Seconda Guerra Mondiale, deve aver avuto una infanzia traumatica, segnata dalla povertà e dalla difficoltà.
Ed anche il soggiorno a Parigi, dove si trasferì dalla Polonia, non fu felice perché visse solo e isolato. Negli ultimi anni della sua vita poi, Mitoraj soffrì di una malattia grave e debilitante, che sicuramente infuenzo’ ancor più la sua attività artistica. Difficoltà che contribuirono a plasmare la personalità e l’arte di Mitoraj, nota per la sua intensità. La presenza di Mitoraj alla mostra è un omaggio esplicito alla nostra terra che ha visto nascere la civiltà occidentale. Infatti, la sua arte è un anello di congiunzione tra il passato e il presente, un invito a riflettere sulla nostra identità culturale.
Il percorso nelle sale di Castello Imperiali, costellate dai prestigiosi dipinti, è un viaggio attraverso i secoli, dalla pittura barocca di Rubens alle sculture neobarocche di Mitoraj, appunto. Una esperienza sensoriale e visiva che soffermandosi su questo autore, esplora le radici della nostra cultura, e ci invita a riflettere sulla nostra identità artistica.
In un quadro ti perdi e ti ritrovi, come accade nel circuito pensato e realizzato con criterio, nel sistemare le opere in modo da suscitare oltre che stupore e meraviglia, fare paragoni e trovare assonanze tra i vari capolavori. E così, a passeggio tra i lavori dei grandi Maestri, rapiti dalle loro visioni artistiche, si formano coscienze poetiche che divengono poi maniera di vivere e guardare le cose del mondo. Sarà possibile visitare la rassegna museale fino al 1 luglio.