Un’accusa estinta e una nuova, diversa ipotesi di reato. Due procedimenti separati, ma forse in qualche modo collegati. Un drammatico epilogo ha segnato la fine di una vicenda familiare tormentata al punto da essere sfociata nelle aule di giustizia.
La giudice per l’udienza del Tribunale di Brindisi, Barbara Nestore, ha infatti pronunciato una sentenza di non luogo a procedere nei confronti di un 86enne di Francavilla Fontana. La decisione è scaturita dalla constatazione del decesso dell’imputato, avvenuto in circostanze tragiche pochi giorni prima dell’udienza fissata per il 24 marzo 2026.
L’uomo, difeso dall’avvocato Donato Manelli, ha deciso di togliersi la vita, determinando così l’estinzione del reato per il quale era chiamato a rispondere.
Il procedimento penale a suo carico si basava sull’accusa di maltrattamenti contro familiari o conviventi. A sporgere formale denuncia-querela, nell’agosto del 2025, era stata sua moglie 62enne, originaria di Oria e assistita dall’avvocato Raffaele Pesce. La donna, che non ha potuto costituirsi parte civile a causa del prematuro epilogo del processo, aveva raccontato agli inquirenti un contesto di vessazioni fisiche e psicologiche.


Nella sua querela, aveva ripercorso la storia del rapporto, nato nel 1985 e culminato in un matrimonio nel febbraio del 2023, dopo il quale, secondo la sua versione, la situazione sarebbe progressivamente degenerata, con episodi di violenza, insulti e un controllo ossessivo. La donna aveva inoltre riferito di aggressioni fisiche che l’avevano spinta a temere per la propria incolumità, a lasciare la casa coniugale di Francavilla Fontana e a rifugiarsi in una propria abitazione a Oria.
Il pubblico ministero, Pierpaolo Montinaro, sulla base delle indagini condotte dai carabinieri, aveva ravvisato gli elementi per richiedere il rinvio a giudizio per l’anziano marito. Tuttavia, la morte dell’86enne ha rimescolato le carte, aprendo un nuovo e inquietante scenario. La Procura della Repubblica di Brindisi ha immediatamente aperto un nuovo fascicolo d’inchiesta, ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Si tratta di un atto dovuto in casi simili, ma in questa circostanza c’è un elemento che richiede un approfondimento specifico: accanto al corpo senza vita dell’uomo sono stati rinvenuti due documenti, due lettere che, secondo le prime ipotesi, potrebbero aver giocato un ruolo chiave nella sua tragica decisione.
Al momento, il contenuto di questi scritti è coperto dal più stretto riserbo ed è al vaglio esclusivo degli investigatori e degli inquirenti, chiamati ora a fare luce sulle ultime ore di vita dell’anziano francavillese e a capire se qualcuno o qualcosa lo abbia spinto oltre il punto di non ritorno. I legali, che fino all’altro ieri si sono dovuti occupare d’altro, potrebbero essere stavolta chiamati a interessarsi di un ipotetico illecito separato e distinto da quello rimasto in piedi fino alla morte improvvisa del presunto responsabile che – è bene precisarlo – non poteva e non può essere additato quale colpevole non essendogli stata comminata una sentenza definitiva di condanna.