Suggestioni dell’arte: parallelismi pasquali tra la statua di Cristo all’Orto e l’Angelo Custode

di Alessandra Suma

L’arte è anche suggestione, interpretazione, immaginazione. A volte, persino sogno.

Ieri con il Venerdì di Dolore si sono aperti i riti della Settimana Santa, e in un clima di celebrazioni mistiche, ora più che mai, ogni fedele sente vicina la presenza dell’angelo custode che guida, accompagna e protegge.

Il periodo pasquale infatti, con i suoi Misteri, induce alla riflessione sulla passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo e sulla sua commemorazione. In questi giorni i cristiani si preparano a celebrare il triduo attraverso la preghiera, la penitenza e la riflessione sulla propria vita.

Vi è un dipinto, tra i capolavori autentici appesi a Castello Imperiali in occasione della mostra “Barocco e Neobarocco da Rubens a Mitoraj” che colpisce come e più degli altri. Tutte meravigliose quelle opere d’arte che ci sembrano familiari perché già a prima vista le riconosciamo, per averle studiate sui libri di storia dell’arte e che ora, come materializzandosi, sembrano uscite da quelle pagine per venire a Francavilla e meravigliare.

Pieno di pathos e simbolismo religioso, un angelo cattura e racchiude in quella tela tutta l’atmosfera che presagisce la Pasqua in un’alternanza di sensazioni gaudiose, meste e speranzose. È un istinto naturale soffermarsi a contemplare tale eterea creazione, eseguita magistralmente per calarvisi dentro, immaginando che la figura alata, estremamente amata nella tradizione cristiana, esca dal dipinto per porci la mano divina sul capo.

L’opera, creata da Pietro da Cortona nel 1656, su commissione di Papa Alessandro VII, si ispira al racconto biblico dell’arcangelo Raffaele e del giovane Tobia che racconta come la fede e l’obbedienza possano aiutare e fare miracoli. Il dipinto è caratterizzato da un forte dinamismo e giochi di luce, tipico della teatralità barocca.

Mostra un angelo maestoso che guida un fanciullo, afferrandolo saldamente per l’avambraccio, in un gesto che simboleggia la protezione celeste. L’angelo indica il cielo, reso con nuvole cariche, bagliori intensi e giochi di luce, mentre il bambino lo guarda con stupore. La figura più grande, dalle soffici ali, rappresenta l’angelo custode, simbolo cristiano di protezione e guida spirituale.

La sua posizione sopra il bambino e la mano che lo tiene sottolineano il suo ruolo di guida e protettore. Il bambino simboleggia l’anima umana, innocente e vulnerabile, che necessita di guida attraverso i pericoli del mondo terreno.

Il contrasto tra la luce divina che illumina l’angelo e il bambino dall’alto e lo sfondo scuro e tempestoso in basso a sinistra, rappresentano la lotta tra il bene e il male, tra la salvezza e il peccato. L’angelo guida il bambino verso la luce. Il paesaggio in basso, con elementi oscuri ed insidiosi, è un’allegoria del cammino della vita, pieno di sfide e pericoli. Figure dinamiche, con vesti fluttuanti e pose espressive, che creano un senso di movimento ascendente, in una drammaticità emotiva.

L’uso sapiente del chiaroscuro ed una tavolozza ricca e calda contribuiscono a creare profondità e a focalizzare l’attenzione sui soggetti principali illuminati. La composizione pittorica tutta in diagonale, enfatizza il movimento e l’elevazione spirituale. Le figure sono idealizzate, con tratti morbidi e un’estetica che mira a suscitare un senso di devozione e meraviglia.

Così anche nella terza statua in processione dei Misteri, un angelo con in mano un calice ed una croce vola sopra a Gesù che dice: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”.

Secondo la tradizione, tutti hanno un angelo custode che accompagna e protegge durante la propria vita e anche Gesù aveva il suo. Gli apparve in un momento di preghiera, quando era inginocchiato nell’orto del Getsemani, a presagire – come messaggero di Dio – ciò che di a poco gli sarebbe accaduto.

E il dipinto dell’angelo custode sembra davvero rievocare quello della statua “Cristo all’orto” scolpita nel 1871 da un artista ignoto per sostituire la precedente, andata distrutta in un incendio. I confratelli da secoli ormai portano in spalla uno dei manufatti policromi in cartapesta più verosimiglianti, in cui Gesù è con gli occhi rivolti al cielo, verso Dio e l’angelo.

Questa immagine, emozionante e suggestiva, pur riportando alla mente sensazioni di dolore e sacrificio vissute da Gesù in quei momenti, almeno consola nel vederlo in compagnia della piccola entità celeste.

Ed un angelo custode si scorge anche tra i frammenti di un’altra imponente tela, tra quelle della rassegna in corso a Castello Imperiali. Non si vede immediatamente, perché silenzioso come tutti gli angeli custodi. Ma Igor Mitoraj lo dipinge.

Eccolo, nell’insieme dell’immagine in cui spicca la massa cromatica che, sopra in rosso definisce Ikaro, descrivendo il suo volo libero a picco non nel vuoto, ma tra le braccia della figura alata, tutta colorata di celeste. Intorno ogni cosa si disgrega nella caduta – anche le ali di cera che gli avevano regalato l’ebbrezza di toccare il cielo, avvicinandosi troppo al pericolosissimo ma bellissimo sole – e rimane, in basso a destra, l’angelo che lo accoglie.

Resta l’emozione di aver volato alto e la consolazione di un angelo custode che non ci abbandona mai. Un salto tra stili, materiali, tecniche, visioni e culture che ci racconta l’evoluzione dell’arte e ci induce a sognare tra storia, miti, leggende, religione… In questi giorni gli orari serali utili per visitare la mostra “Barocco e Neobarocco. Da Rubens a Mitoraj” sono dilatati. Per maggiori informazioni chiamare il 3505266906 

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