di Raffaele Proto
La Regione Puglia, con un atto dirigenziale, obbliga i Comuni ad applicare misure rigorose contro la sputacchina, senza distinzione tra zone indenni, cuscinetto o infette.
A Oria, sotto i 200 metri s.l.m., entro il 30 aprile 2026 tutti i proprietari dovranno trinciare, arare o fresare i terreni.
L’amministrazione ha informato i cittadini solo tramite social, pur conoscendo bene il problema Xylella, che negli anni ha portato all’abbandono di tanti terreni, soprattutto piccoli, oggi pieni di alberi secchi e improduttivi.
Eppure, l’11 luglio scorso, sindaco e assessore all’Agricoltura hanno detto NO a un progetto che prevedeva la donazione gratuita di ulivi resistenti (Leccino e Favolosa) ai piccoli proprietari.
Un’iniziativa concreta, che avrebbe incentivato la cura dei terreni e la rinascita del territorio.
Perché rifiutarla, quando in altri comuni è costata appena 20.000 euro per migliaia di piante?
La risposta è stata che ai piccoli produttori non converrebbe, perché perderebbero i fondi PAC. Ma molti piccoli proprietari — soprattutto sotto i 10.000 mq — non ricevono alcun contributo.
Così, mentre i grandi produttori accedono ai fondi regionali e del GAL, ai piccoli restano solo obblighi, controlli e il rischio di multe. Nessun aiuto concreto per far tornare verde la nostra terra.
È questa la visione agricola per Oria?
Una distesa di terra arata per decreto, ma senza futuro.
Con una targa o un pranzo in meno, forse, si sarebbero potute piantare nuove speranze.