di Giuseppe Pappadà
Signori de Lo Strillone, buongiorno e grazie.
Soprattutto grazie.
In tema Mostra Barocco e Neobarocco a Francavilla state offrendo, unici, la possibilità di capirci qualcosa.
In un coro di entusiastici bello, bellissimo, siete gli unici che state provando a dire perché questa mostra la si possa considerare bella, bellissima.
Io non sono un tecnico, un esperto, sono un niente ma sono in ottima e numerosissima compagnia.
Io penso la Mostra debba far provare emozioni.
Se visitandola queste emozioni non ci sono, ti restano solo quindici euro in meno in tasca.
E allora grazie.
Grazie alla MicExperince.
Dopo la figuraccia rimediata dall’Amministrazione Comunale nel 2025 per la completa inadeguatezza culturale ed organizzativa, non era per niente contato che MicExperince volesse dare ancora fiducia. Ma loro sono imprenditori del bello, hanno l’obiettivo delle 20.000 presenze paganti per coprire i costi dell’iniziativa. Ed il rischio d’impresa è nel loro dna.
Grazie, MicExperience.
Grazie a Lo Strillone.
Che sommerso da quotidiane veline di chi deve conquistarsi un posto nel futuro Calandariu Francavillese, ha fatto la scelta di dare spazio a chi può tentare di parlare di arte. Non dev’essere stato facile, tra dichiarazioni fatte tanto-per e selfie nemmeno autoreggenti.
Grazie. A Lo Strillone.
Grazie anche ad Alessandra Suma.
Per essersi conquistata la fiducia de Lo Strillone che le sta consentendo la pubblicazione di interventi che veramente possono aiutare a capire quali emozioni possa dare questa Mostra.
Mi ripeto, perché una mostra che non provochi emozioni è solo una perdita di denari. Salvo, ovviamente, la garanzia che nessuno avrà il coraggio di essere sincero – insomma che il Re potrà restare nudo. E chi si azzarderà a dire il contrario?
Grazie ad Alessandra Suma, voce unica.
Infine, un grazie per una auspicata moratoria di selfie e veline.
Grazie a chi della Mostra ha capito che gli pare di essere in una capitale europea. Grazie ma basta così, si eclissi per qualche mese.
Grazie.
Io ho provato a farmi una idea del barocco e del neobarocco.
La parola “barocco” pare derivi dal portoghese barrôco (indicava una perla irregolare, di quelle da non dare nemmeno ai porci) ed aveva originariamente un senso spregiativo. Veniva utilizzata per indicare in senso negativo qualcosa di bizzarro o eccessivo o di dominio anche feroce.
Il contrario di armonia.
L’epoca dell’arte “barocca” (circa 1600–1750) è un periodo segnato da tensioni religiose (Controriforma), da monarchie feroci ed assolute che avevano un forte bisogno di impressionare e stravolgere i servi e di ingraziarsi i potenti più potenti di loro.
La Chiesa cattolica e le corti regie usarono questo stile come mezzo celebrativo e propagandistico, per comunicare la forza terrena della fede e del potere.
Un’arte, quella barocca, che ha fatto la storia, tanto è stata invasiva e diffusa.
Si può provare a pensare all’effetto che doveva fare il Castello degli Imperiali su chi viveva più o meno in un pagliaio. O all’effetto che doveva fare la Chiesa Matrice a chi al più viveva nelle case “a cannizzu”.
La maestosità del potere temporale della chiesa e del potere del più ricco e più forte.
E oggi? Ci si può emozionare? Sì.
Studiamoli questi meccanismi, questi strumenti culturali così feroci, facciamone tesoro.
Facciamo tesoro di quello che dice chi se ne intende.
Questa “mostra collega il Barocco originale – iniziato intorno al 1600 dopo la Controriforma – con la cultura odierna dell’eccesso e dello spettacolo”.
Unendo maestri antichi e moderni, questa mostra enfatizza la meraviglia, l’eccesso e l’evoluzione dei linguaggi visivi.
Una Mostra, attuale quindi?
Nel 2026 viviamo in un’era dominata dai social media, con l’attenzione che si cattura con effetti visivi iper-dinamici e video virali. Una cultura dello spettacolo che privilegia l’originalità a tutti i costi. Come gli algoritmi che premiano in denaro ed in carriere politiche in base ai like e alle condivisioni e mai in base ai contenuti.
L’eccesso visivo, l’eccesso della visibilità a tutti i costi è lo specchio della nostra società di massa di individui soli? Forse.
Grazie ancora a tutti.