Dall’asse Belgio-Olanda fino alle piazze di spaccio del basso Salento e del Brindisino. La Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 38 persone, accusate a vario titolo di far parte di due distinte ma collegate associazioni per delinquere finalizzate al narcotraffico internazionale.
L’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Patrizia Ciccarese, fotografa un biennio (2019-2020) di febbrile attività criminale, durante il quale enormi carichi di cocaina sudamericana venivano smistati dai porti del Nord Europa per inondare la Puglia.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il primo gruppo era radicato nel cuore della provincia di Lecce (con basi a Scorrano, Racale e Taviano) e aveva i suoi principali fornitori in Belgio. Qui, ad Anversa, l’organizzazione avrebbe acquistato partite imponenti: in un solo episodio contestato si parla di 14 chilogrammi di cocaina pagati 33.000 euro al chilo. Al vertice di questa struttura figurerebbero Vincenzo Amato, Vincenzo Bruno, Tiziano Coccioli e Quintino Coronese, incaricati di gestire i contatti esteri e i complessi flussi finanziari.
Il secondo sodalizio faceva invece capo a un canale olandese. La figura centrale, secondo gli inquirenti, era Alduino Giannotta, che dai Paesi Bassi avrebbe coordinato i trasporti verso l’Italia insieme a Pierpaolo Pizzolante, Gianluca Calabrese e Cristian Roi. In questo caso, le quantità movimentate erano altrettanto rilevanti: si contesta l’importazione di un singolo carico da 50 chilogrammi di cocaina.
Per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine lungo le autostrade europee, i gruppi utilizzavano corrieri esperti e veicoli appositamente modificati con doppi fondi e vani nascosti. In un caso, gli investigatori hanno documentato il trasporto di 359.000 euro in contanti, occultati in un furgone e destinati a pagare una fornitura in Olanda.
Una volta giunta a destinazione, la droga veniva “tagliata” e confezionata in basi logistiche strategiche. Una di queste sarebbe stata individuata in una struttura ricettiva di Manduria dove, secondo la ricostruzione della Dda, sarebbero stati lavorati fino a 100 chilogrammi di stupefacente prima della distribuzione capillare.
L’influenza dei due gruppi si estendeva su una vasta area: da Lecce e Gallipoli fino ai comuni del basso Salento come Ugento, Casarano e Nardò, con proiezioni documentate anche nel Brindisino, in particolare nei territori di Torre Santa Susanna, Erchie, Oria e San Donaci. Tra i 38 indagati figurano corrieri, custodi e referenti per lo spaccio, ognuno con un ruolo preciso in quella che viene descritta come una vera e propria multinazionale del crimine. Ora i difensori (tra i quali gli avvocati Raffaele Pesce e Cosimo Lodeserto) avranno venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere l’interrogatorio dei propri assistiti prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.