Il “Cupido dormiente” del Genovesino a Pasquetta esce dal quadro e scocca dardi d’amore per un mondo migliore

di Gino Capone  

Palazzo Imperiali. Francavilla Fontana. 

Nella splendida cornice della prestigiosa mostra “ Barocco e Neobarocco”, patrocinata dal Comune, curata dal professor Garofolo e allestita negli antichi saloni del Castello Imperiali, tra gli altri capolavori, è visibile anche Il “Cupido dormiente” del Genovesino.

Il putto, detto anche Dio dell’amore, e quindi della vita, è ritratto addormentato su di un teschio, simbolo della morte. Sembra quasi deluso, come si evince da quell’unica freccia tenuta in mano passivamente. Ma durante la notte accade qualcosa di imprevedibile. Il Cupido si sveglia come per incanto.

Schiude gli occhi , guarda il teschio e pensa alla bellezza che sfiorisce e al tempo che scorre inesorabile. Allora decide di uscire da quella tela che lo imprigiona da più di quattrocento anni e di andare a fare un giro nella città che lo ospita per veder com’è cambiato il mondo; se è cambiato.

È l’alba del Lunedì dell’ ngelo, prosaicamente più noto come il giorno di ‘Pasquetta’ in cui, per tradizione, si registrano più colpi di fulmine. Sono definiti anche amori a prima vista, quando non si rivelano a prima ‘svista’, ma il fenomeno non è dovuto all’evento evangelico, che da il via alla gioia pasquale commemorando l’incontro dell’Angelo che annuncia alle donne l’avvenuta resurrezione, ma al fatto che cade sempre in Primavera, stagione che, biologicamente, è associata al risveglio dei sensi e dell’innamoramento favorito dall’usanza di andare a mangiare in gruppo nei campi, dove aumentano le occasioni di nuovi incontri.

Ma il Cupido del Genovesino, che la sa lunga, si accorge che tutto quel fermento che vede in giro è solo apparenza. Si va fuori a mangiare in gruppo nei campi o al mare ma lo spirito non è quello giusto. C’è qualcosa che non va. Sente che il mondo si è inaridito ancora di più di come lo era ai suoi tempi, allora ritrova l’entusiasmo per tirare fuori dalla faretra le sue frecce per ricordaci che la vita, oltre che breve, sarebbe semplicissima se a guidarci fosse null’altro che l’amore. Colpisce a destra e a manca scaricando l’intera faretra e rientra nel suo quadro, spossato. Si appoggia di nuovo al teschio e richiude gli occhi. Non sa se i suoi mitici dardi avranno l’effetto sperato, ma si augura in cuor suo che qualche visitatore della mostra, guardando il quadro, faccia un momento di riflessione. 

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