Non solo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: il sacrificio di Marcello Palmisano chi lo ricorda? Era brindisino, di San Michele Salentino

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marcello_palmisanoIl 20 marzo è caduto il ventesimo anniversario dalla morte a Mogadiscio, in Somalia, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, giornalista e operatore del Tg3, vittime di un agguato dai contorni ancora oggi poco chiari. Articoli e approfondimenti, anche televisivi, hanno occupato nei giorni scorsi le pagine della cronaca nazionale, ancora oggi in cerca di risposte, le stesse che vorrebbero anche i familiari di Marcello Palmisano. Marcello, originario di San Michele Salentino in provincia di Brindisi, il 9 febbraio del 1995 si trovava anche lui nella capitale somala e qui trovò a sua volta la morte. Anch’egli, come Alpi e Hrovatin, era lì per cercare, insieme alla giornalista del Tg2 Carmen Lasorella, notizie per conto della Rai. Era un cineoperatore Marcello, ma sembra che dopo la sua morte la sua storia sembra quasi passata in secondo piano. Eppure è anche la sua una storia dai contorni torbidi. Marcello morì in un agguato che Lasorella, rimasta ferita in quell’occasione, spiegò al giornalista Giampiero Cadalanu della Repubblica. La giornalista del tg2 dichiarò che, mentre lei e il suo operatore stavano per uscire dall’aereoporto di Mogadiscio, un miliziano stava facendo segni ad altri, forse per segnalare il loro arrivo.

Mentre Ilaria e Miran erano a Mogadiscio per raccogliere notizie sulla guerra dei rifiuti nucleari, Lasorella e Palmisano erano lì per indagare sulla lotta tra la italo-somala Somal Fruit e l’americana Dole, due multinazionali attive nel commercio delle celebri banane “somalite”. Era la guerra delle banane, nient’altro che banane. Stando ad alcune dichiarazioni a suo tempo rese da un delegato della Somal Fruit, Marcello Palmisano morì per un fatale scambio di persona, in quanto alcuni miliziani somali, dipendenti della ditta americana, avevano identificato i due giornalisti come collaboratori della loro ditta rivale.

E in contesti del genere – pare – il rivale andava eliminato. Non solo guerre di rifiuti nucleari, magari interrati, e poi celati sotto una colata d’asfalto, in Africa perché nessuno si accorgesse di alcunché. Questo la cronista romana voleva documentare, ma anche altri fronti di guerra, come appunto quella delle banane.

Se giustamente di Ilaria Alpi e Mirano Hrovatin nel corso degli anni si è parlato, non altrettanto si può dire del brindisino Palmisano, la cui vicenda rimane avvolta dal mistero. Si spera che perlomeno l’anno prossimo, quando ricorrerà il ventennale della sua scomparsa, istituzioni e testate nazionali ricordino anche il suo di sacrificio sull’altare dell’informazione.

Alfredo Carbone

 

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