Il Senato vota la fiducia: abolita in extremis la Provincia di Brindisi. Ecco quanto ci costava

La lotta contro il tempo per l’abolizione delle Province, alla fine, è stata vinta dal Parlamento. Anzi, da Matteo Renzi, che sul disegno di legge “Delrio” ha posto il voto di fiducia, costringendo così il Senato a licenziare il provvedimento per scongiurare la morte in culla del primo governo griffato “rottamatore”. La forzatura si è resa necessaria per evitare che la discussione del disegno di legge, ostacolato da una montagna di emendamenti, si protraesse per giorni e giorni, superando così la data fatidica del 31 marzo. Fatidica perché quel giorno, per legge, sarebbero stati convocati i comizi elettorali.

Matteo Renzi e Graziano Delrio
Matteo Renzi e Graziano Delrio

Quindi, se la legge non fosse passata entro quella data, decine di Province vicine all’abolizione sarebbero tornate al voto. Fra queste, appunto, quella di Brindisi. Dopo anni di discussione quindi, la cancellazione degli enti più odiati (almeno dai detrattori) è legge. Tuttavia non si tratta di una abolizione tout court. Le Province in qualche modo resteranno, seppur degradate sul campo. Presidente e consiglieri non saranno più eletti dai cittadini, come è sempre avvenuto, ma non spariranno del tutto. Il ruolo di “capo” di questo nuovo ente “né carne né pesce” sarà scelto dai sindaci dei Comuni ricadenti nel territorio della ex Provincia, e questi ultimi, in qualche modo, fungeranno da consiglieri. Le competenze una volta della Provincia passeranno in parte alla Regione e il risparmio per le tasche dei cittadini, deriverà dal mancato pagamento delle indennità a presidente, assessori e consiglieri provinciali.

Quanto esattamente? I conti sono presto fatti. Ogni singolo consigliere provinciale (sarebbero stati 31 in tutto) avrebbe percepito ogni mese un’indennità di circa 1.500 euro mensili. Ognuno dei 10 assessori, poco di più: circa 2mila euro. Infine ci sono i 5mila euro del capo dell’amministrazione provinciale. A tutto questo si sommano le spese di servizio. Totale: 80mila euro ogni mese, per il solo apparato politico, più costi accessori vari (auto blu e telefonini erano già stati eliminati dall’ultimo presidente, Massimo Ferrare). Quindi: 1 milione e rotti all’anno. Magari non un’enormità, ma sempre meglio di niente.

Emilio Mola

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