Francavilla, i medici disposero l’amputazione del braccio, ma avrebbero potuto curarlo: «L’Asl di Brindisi risarcisca il falegname»

sala-operatoriaAvrebbero potuto curarglielo il braccio, invece decisero di amputarglielo, così compromettendo per sempre l’abilità lavorativa di un falegname di Francavilla e, ovviamente, la sua stessa esistenza.

L’artigiano, all’epoca 41enne, dovrà essere risarcito con circa mezzo milione di euro perché il braccio sinistro, rimasto gravemente ferito in falegnameria, poteva essere salvato prima dell’amputazione.

Questo ha deciso il tribunale di Brindisi, giudice monocratico Pietro Lisi, che ha condannato la Asl di Brindisi ai danni: 300mila euro al paziente per l’invalidità 40 per cento, 110 mila per la riduzione della capacità lavorativa, 75mila per la moglie e 35mila per ciascun figlio.

I fatti risalgono al febbraio del 2004, quando mentre stava tagliando un asse in legno con la sega circolare, l’uomo si tagliò e fu subito trasportato presso il Perrino di Brindisi, dove i medici del reparto di Chirurgia vascolare optarono per l’amputazione.

Contrario a tale decisione, il falegname decise di firmare le dimissioni e si fece portare al Policlinico di Bari, dove i medici riuscirono a salvargli temporaneamente il braccio.

Dopo però quattro interventi chirurgici, lo scorso anno l’avambraccio e la mano sinistra sono andati in cancrena, cosa che ha poi reso reso necessaria l’effettiva amputazione dell’arto.

Già all’epoca dei fatti, i medici baresi disapprovarono le decisioni dei loro colleghi brindisini, perché – è quanto stabilito a giudizio – se fossero intervenuti in tempo, il francavillese avrebbe riacquistato la capacità motoria del braccio.

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